Un'altra condanna per la mamma di Cogne

Franzoni che guai! Deve pagare 400mila euro all’avvocato Taormina

Il legale contestava il mancato saldo delle sue parcelle , Annamaria e il marito chiedevano invece i i danni

Annamaria Franzoni oggi con il figlio Gioele, nato nel gennaio 2003

Annamaria Franzoni dovrà pagare il professor Carlo Taormina per un mancato compenso di 275mila euro. Lo ha stabilito il giudice del tribunale civile di Bologna, Giuseppina Benenati. La cifra riguarda il compenso professionale mai percepito per la difesa nel processo sul “delitto di Cogne“. Con Iva, interessi e cassa previdenza avvocati, la somma complessiva dovuta si aggira attorno ai 400mila euro.

CONDANNATA A 16 ANNI PER L’OMICIDIO DEL FIGLIO SAMUELE
La Franzoni, condannata nel 2008 in via definitiva a 16 anni per l’omicidio del figlio Samuele commesso a Cogne nel 2002, fu assistita da Taormina nel processo fino a quando il noto penalista, ex deputato del Pdl, non rinunciò definitivamente al mandato, il 23 febbraio 2007. L’avvocato, nel 2013, assistito dal figlio Giorgio, aveva citato in giudizio la donna, chiedendo onorari mai pagati per 771.507 euro, di cui circa 14mila riferibili al marito Stefano Lorenzi per alcune querele predisposte dal legale.

PER I LEGALI DELLA FRANZONI LA PRESTAZIONE ERA GRATUITA
La difesa della Franzoni, assistita dagli avvocati Lorenzo Imperato, Cristiano Prestinenzi e Livio Bonazzi, ha sostenuto che fin dall’inizio Taormina aveva pattuito la gratuità della prestazione. Il giudice, però, ha osservato che non c’è la prova di questo accordo e che la rinuncia al compenso da parte di Taormina non è stata espressa o manifestata: non è sufficiente, pertanto, che ne abbia accennato la Franzoni nel suo libro.

PER IL GIUDICE FRANZONI E LORENZI “DISATTENTI”
Franzoni e Lorenzi, ha spiegato il giudice, «sono caduti nell’equivoco sulla gratuità dell’attività dell’avvocato Carlo Taormina, ma per loro disattenzione, posto che per qualsiasi incarico il cliente è tenuto al pagamento di tutte le attività svolte dal professionista fino al momento della revoca».

RIGETTATA RICHIESTA CONDANNA PER LORENZI
Il giudice, nel quantificare la somma dovuta, si è basato su una consulenza tecnica d’ufficio affidata all’avvocato Marco D’Apote, nell’ambito del processo civile. Ha rigettato, invece, la richiesta di condanna per Lorenzi, così come ha rigettato la richiesta dei Lorenzi che pretendevano a loro volta un risarcimento da 200mila euro, ritenendosi danneggiati dal coinvolgimento nel processo “Cogne-bis”. Secondo la sentenza, l’attività difensiva «è stata svolta con puntualità e diligenza nell’esecuzione del mandato conferito, in relazione all’attività processuale di volta in volta condivisa» dai suoi ex assistiti.

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