
E se facessimo uno sciopero della Tv appena Celentano compare sul palco di Sanremo? La provocazione gira su Twitter da qualche giorno e a lanciarla è una senatrice, Adriana Poli Bortone, cofondatrice di Grande Sud, mentre in Rai si pratica la genuflessione nei confronti del Molleggiato e del suo Clan che chiedono non solo una montagna di soldi ma, perfidamente, vorrebbero negare pure gli spot pubblicitari che in parte potrebbero concorrere a coprire le spese. La mezz'ora di Celentano, con repliche possibili (ma solo a sua insindacabile decisione), finirebbe per costarci (dico costarci perché siamo noi a pagare il canone) 750mila euro.
Troppi ci paiono per consegnare un microfono in mondovisione al predicatore di via Gluck, lasciandolo libero di sproloquiare su tutto e su tutti, e troppi soprattutto nei confronti di chi sta pagando le spese dell'Italia in crisi. Un'Italia a due velocità, come sempre. Lacrime e sangue fino alle 7 di sera, quando in tavola compaiono pasta e patate, paillettes e lustrini sulle reti Rai, dove ad ogni trasmissione corrispondono spese faraoniche. E qui viene spontanea la prima domanda: se è giusto (e perbacco se lo è) fare le pulci a parlamentari, consiglieri regionali, boiardi di Stato e super manager, perché non si fruga un pochino nei conti di via Mazzini? Anche li ci sono capataz con stipendi milionari, super funzionari, super raccomandati che spendono e spandono tanto poi c'è il canone dei poveri fessi a ripianare i bilanci. Ma vi pare giusto che per passare il sabato sera davanti alla tivu a guardare i Vip che imparano la salsa e il merengue, si debbano sborsare nell'ordine: 630mila euro a Bobo Vieri, 480mila a Gianni Rivera, 400mila a Sergio Assisi, 260mila a Lucrezia Lante della Rovere, 140mila a Marco Delvecchio e 110 mila ad Anna Tatangelo, senza contare i "ballerini per una notte", la giuria e gli ospiti vari? E senza contare la brava ma esigentissima Milly Carlucci?
Conto super milionario a cui si aggiunge, tanto per fare un altro esempio, il faraonico stipendio di Fabio Fazio che "il bel tempo " se lo fa da solo su Rai 3 con un compenso annuo di due milioni di euro. Ma che avrà di speciale quel pretino acido da costare quanto un intero reparto della Fiat Mirafiori? Interrogativo dopo interrogativo, torniamo al molleggiato e ai suoi diktat sulla totale libertà. Sui testi, come sulle interruzioni pubblicitarie, con la moglie Claudia Mori che specifica «la prima performance non può essere interrotta magari le altre sì», dimenticando che il suo maritino dovrebbe costarci più o meno 10 mila euro al minuto? Bene ha fatto, unica voce in un coro di muti, il deputato Marco Carra che ha depositato un'interrogazione parlamentare per chiedere ai ministri Monti e Passera «quali strumenti siano a disposizione dell'esecutivo per evitare, nel rispetto dell'autonomia gestionale della Rai, compensi eccessivamente elevati». Il minimo ci pare, mentre il governo richiede agli italiani enormi sacrifici economici e sociali di fronte a compensi così elevati. Uno spreco sproporzionato e immorale proprio perché sembra non tener conto della grave condizione economica in cui versa il paese. Lo dico oggi, ma queste considerazioni le avevo nella penna da giorni, solo perché è scaduto il termine per il pagamento del canone. Che è un tributo, dunque un obbligo. Rispettosi sì, ma muti e fessi è troppo.
beppe.fossati@cronacaqui.it