
Siamo passati dalle immagini di un capo della Protezione civile costantemente in felpa e tuta da pronto intervento, in prima fila in ogni occasione che richiede misure eccezionali, a uno che quasi implora il ripristino delle competenze, delle modalità operative e persino del rango della sua Protezione civile.
Una riflessione che nasce dalla lamentela del sindaco di Roma Alemanno, che sottolinea che «ai tempi di Bertolaso era tutto diverso», alle parole del prefetto Gabrielli, pronunciate anche in commissione parlamentare, per cui «la Protezione civile non è più operativa». Da un estremo all'altro, viene da dire. D'altra parte, fino a prova contraria non troppo tempo fa ci si domandava se la Protezione civile non fosse una facile coperta sotto la quale ripararsi: ogni situazione per quale fosse necessario procedere d'urgenza, dalle alluvioni al terremoto al G8 persino alle Olimpiadi invernali, si passava attraverso la Protezione civile.
Ora, nel pieno della drammatica emergenza gelo, dopo gli scandali e tutto il resto, si torna a rimpiangere l'organismo che provvedeva anche nei ruoli di competenza di altre persone. A cominciare magari dalle Prefetture, dove dovrebbe iniziare realmente il coordinamento delle emergenze, per proseguire negli uffici dei sindaci - teoricamente, in caso di calamità, sono loro i referenti e responsabili della Protezione civile sul territorio - e degli assessori con la delega apposita (che invece non è stata affidata ad alcun ministro).
La calamità di questi giorni gelidi dovrebbe ricordare questo: che i primi interventi devono arrivare dagli enti e dai funzionari preposti, senza attendere l'intervento risolutore di un organismo terzo, per efficiente che sia. In secondo luogo, è giusto l'allarme del prefetto Gabrielli, che forse cela il timore che, dopo la bufera giudiziaria e il danno di immagine, in molti potessero pensare di ridimensionare il potere della Protezione civile: a meno che, in questo Paese, per l'ennesima volta non si sia riusciti a buttare via anche il bambino assieme all'acqua sporca. Ma anche di questo molti saranno pronti a incolpare sempre il prossimo: quello che non segnala la presenza del bambino nell'acqua, quello che ritiene che vuotare la bacinella non spetti a lui perché non gli è stato conferito esplicitamente l'incarico... E via di questo passo.
andrea.monticone@cronacaqui.it