
Siamo riusciti a polemizzare anche sulle copiose nevicate di questi giorni, fenomeno non raro in un paese come l'Italia. E abbiamo fatto caciara persino sul gelo definito, in modo esagerato, siberiano, come se i meno dieci gradi di Torino o Milano fossero comparabili con i quaranta e a volte 50 gradi sotto lo zero dei rigidi inverni russi. Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, si è spinto più il là, e ha a chiesto una commissione d'inchiesta sui guru del meteo, rei, a suo dire, di non essere stati precisi nelle previsioni sulla reale entità della nevicata che ha sorpreso Roma mandandola nel caos. Da Nord a Sud passando dalla Capitale, c'è gente che, invece di spalare la neve che ostruisce il cancello di casa, davanti alle telecamere dei tiggì si lamenta perché nessuno, fra gli addetti del Comune, lo ha fatto per lui. E giù di improperi contro l'infinito mondo.
Giorno dopo giorno ci manifestiamo sempre più un paese di piangina e sempre meno quella nazione solida che il presidente Monti va tentando di pubblicizzare in tutto il mondo per convincere i mercati a credere in noi. Tanti auguri al prof. Piangiamo sempre, e soprattutto ci piangiamo addosso, per qualsiasi cosa. Qualunque cosa succeda, la colpa è sempre degli altri, e soprattutto dei Palazzi. Perché, diciamocela tutta, questa idea che lo Stato debba vegliare su di noi dalla culla alla tomba non è mai scomparsa. E se prima certe esigenze si avvertivano soltanto nel Meridione, ora scopriamo che pure il Settentrione si è più che mai meridionalizzato. Basta un problema come la neve, il freddo eccetera, che volano le lacrime. Come quelle dei vertici di Trenitalia, i quali hanno scoperto che il sistema ferroviario del Nord è esposto ai fenomeni nevosi e alle temperature sottozero tipici delle regioni padane. E così un po' di ghiaccio e un po' di neve hanno mandato in tilt i treni, provocando gravi disagi ai pendolari e al commercio. Eppure gli inverni del Nord Italia non sono propriamente come quelli del Madagascar, ma evidentemente da quelle parti, negli uffici delle Ferrovie, non lo sanno ancora.
Come non lo sanno negli aeroporti, visto che bastano cinque centimetri di neve per fermare il traffico aereo. E pensare che lo scalo di Helsinky, nella nevosissima Finlandia, in tutta la sua esistenza ha chiuso soltanto una volta, nel 2003, ma solo per mezz'ora. Due anni fa caddero 188 centimetri di neve, ma l'aeroporto funzionò senza alcun intoppo. E poco importa se da quelle parti la colonnina di mercurio scende a meno 30, temperatura molto più vicina ai meno quaranta della Siberia che non ai meno dieci di Abbiategrasso. Il mondo, soprattutto quello civilizzato, va avanti, noi invece piangiamo sempre, come quei bambini a cui hanno tolto il giocattolino. Ma non finisce qui, perché passato l'inverno, verseremo altre lacrime quando arriverà, anzi tornerà come tutti gli anni, il caldo cosiddetto torrido. E malediremo l'estate, il governo, lo Stato, il sole e forse pure la Merkel.
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