
«L'è tutto da rifare». Se chiedete a Marco Mengoni chi sceglie fra Coppi e Bartali, vi risponde «i Rolling Stones», però il "Re Matto" del pop italiano assomiglia al mitico ciclista toscano. Come Bartali, infatti, anche Mengoni non è mai pienamente contento di quel che fa: alla vigilia del "Solo Tour 2.0", che debutta domani al Mediolanum Forum di Assago (ore 21; biglietti da 28,75 a 57,50 euro; infoline 02.48.05.731), vorrebbe rifare l'album "Solo 2.0" pubblicato a fine settembre. «L'uscita di un disco è una novità solo per il pubblico. L'artista lo percepisce come qualcosa di vecchio, perché ci ha lavorato per mesi. E non può modificare le canzoni che nel frattempo sono maturate nella sua testa e nella sua pancia. Il concerto offre la possibilità di mutare gli arrangiamenti: abbiamo accentuato i suoni elettronici già molto presenti nel disco».
È incontentabile anche nella vita privata?
«Non sono mai totalmente soddisfatto di quel che faccio. Qualunque cosa sia. Ricordo che il mio insegnante di arte non mi sopportava, perché interrompevo tutti i lavori a metà per iniziarne altri nuovi, che puntualmente mollavo incompiuti».
Lo show di domani ha un allestimento curato nei minimi particolari: visual art, proiezioni, tanti cambi d'abito e 15 ballerini.
«È un live futurista: ho disegnato assieme allo scenografo un'ipotetica metropoli dell'anno 2040. È uno spettacolo ancora più complesso del tour precedente, altrimenti sarebbe stato un passo indietro.
Sono particolarmente orgoglioso di aver scelto giovani artisti per il corpo di ballo, i costumi e le proiezioni. Sono tutti freschi di accademia e scuola d'arte: forse saranno meno esperti dei professionisti collaudati, ma hanno sicuramente più cuore».
I possibili errori dovuti all'inesperienza non la spaventano?
«Al contrario: mi intrigano. Detto che la perfezione non esiste, io adoro gli errori perché sono sintomo di verità. Tutti inciampano: è un fatto naturale. Certamente non bisogna crogiolarsi sugli errori, ma imparare da essi per non ripeterli; però l'i mperfezione per me è un valore aggiunto. Non amo la tecnica esasperata: ho mollato tutte le scuole di canto, chitarra e pianoforte dopo pochi mesi».
Dopo il duetto nel brano " Meri Luis" della propria raccolta "Que sto è amore", Lucio Dalla ha detto che lei ha una personalità internazionale e l'ha paragonata a Prince.
«Lucio Dalla è un pazzo! Nel senso più positivo del termine. Sono rimasto allibito dalla sua passione per la musica: la luce che ho visto brillare nei suoi occhi mi ha fatto capire che io sono ancora una formica con tanto da imparare ».
Il cantautore bolognese o altri artisti potrebbero salire sul palco al concerto di Milano?
«Non lo escludo».
Il prossimo duetto con chi vorrebbe farlo?
«Lucio Battisti è un sogno che non può avverarsi. Ci sono molti artisti con cui mi piacerebbe collaborare: Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, Mina, Adriano Celentano».
Una popstar con migliaia di fan che rapporto ha con la solitudine?
«Oggi la ricerco molto. Vengo spesso a contatto con emozioni e umanità diverse: a volte, pur trovandomi circondato da tanta gente, io mi astraggo e mi rifugio nella mia solitudine, che mi aiuta a comprendere meglio me stesso e maturare».