
Ad oltre quattordici mesi dall'assassinio di Yara Gambirasio, le indagini degli inquirenti per risalire all'omicida della tredicenne di Brembate Sopra continuano a stringersi attorno ad alcune tracce di dna raccolte in provincia di Bergamo.
Su una, in particolare, si sta concentrando in queste settimane il lavoro degli esperti del Ris di Parma. Uno degli oltre tredicimila profili genetici raccolti da polizia e carabinieri sarebbe in parte compatibile con quello trovato sul cadavere e attribuito all'assassino, ma è ancora presto per sapere se appartiene a un parente dell'omicida. Più volte, in questi mesi, si è parlato della possibile individuazione del ceppo familiare, in riferimento ad altre tracce biologiche, ma finora non c'è stata alcuna svolta nelle indagini.
Intanto martedì i genitori della ragazzina, Maura e Fulvio Gambirasio, sono stati di nuovo a colloquio con il pubblico ministero Letizia Ruggeri, a capo delle indagini. Si è trattato di un incontro informale, sul quale vige il più stretto riserbo, il primo dopo che i coniugi Gambirasio hanno deciso di affiancare al legale di famiglia un consulente per avere notizie in più proprio sulla pista dei dna.
La prossima settimana è attesa la sentenza del giudice per le indagini preliminari Vincenza Maccora sul ricorso dell'avvocato Enrico Pelillo, che nei giorni scorsi, a sorpresa, si era visto negare dal magistrato l'accesso agli atti dell'inchiesta.