Quarantadue immagini nella memoria del suo pc Stasi le ha guardate un’ora prima del delitto

Giallo di Garlasco, l’hobby di Alberto: bimbi di cinque anni stuprati dai pedofili

GARLASCO 13/01/2009 - Filmati inequivocabili. Bambini di appena cinque anni obbligati a fare sesso e ad avere rapporti orali con uomini adulti. Fotografie raccapriccianti, che non lasciano dubbi sull’età dei protagonisti. Per Alberto Stasi sarà difficile ribattere all’accusa di deten­zione di materiale pedopor­nografico. A inchiodarlo sono le imma­gini che trovano spazio nella relazione di 88 pagine del Ris di Parma. Materiale ille­gale trovato nel computer portatile dell’ex studente modello e in un hard disk esterno.

IMMAGINI ORRIBILI
Sono chiari i volti dei bam­bini, neanche adolescenti, costretti a subire abusi. Pic­coli soli o insieme ad altri compagni di sventura che con occhi terrorizzati guardano in faccia chi li abusa o chi filma la scena. Bambini, qualcuno non ha neanche cinque anni, costretti a sve­stirsi, a toccare corpi di adulti, a sorridere nonostan­te tutto. Impossibile confon­dere i loro volti con quelli di maggiorenni, impossibile dimenticare i loro sguardi.
Diversi i file trovati nel com­puter del 25enne laureato in Economia e Commercio alla Bocconi, ma sono pochi i frammenti inseriti nella consulenza tecnica. «Foto­grafie e filmati, di manifesto contenuto pedo-pornografi­co», scrivono il capitano Al­do Mattei e l’appuntato scel­to Saverio Paolino incaricati dalla Procura di Vigevano.

«CHIARA NON HA VISTO»
Contenuti che Chiara, ucci­sa nella sua villetta a Garla­sco il 13 agosto 2007, non guardò mai. Non emerge che la sera prima del delitto, co­me spesso ipotizzato, la 26enne scoprì l’esistenza di quelle immagini nel compu­ter del fidanzato. Così uno dei moventi ipotizzati sem­bra perdere forza. Nessuna immagine rubata e la possi­bilità di svelare quel mistero sarebbe stata la molla di un delitto ancora irrisolto. Nei giorni precedenti al delitto non ci sono stati accessi a quelle immagini. L’hard di­sk, utilizzato per memoriz­zare quei filmati, non è stato usato tra il 5 e il 13 agosto 2007, sostengono gli esperti. Immagini al centro di un’operazione della polizia postale della Lombardia che ha portato alla denuncia di 102 persone. Dall’indagine della Scienti­fica che ha scrutato tra docu­menti, accessi a internet ed email private di Alberto emergono quei video memo­rizzati dopo il 22 ottobre 2006, data in cui è stato in­stallato il programma “eMu­le” usato per acquisire e con­dividere filmati.

SU E-MULE
Secondo gli esperti del Ris di Parma «la presenza delle copie dei film sull'hard disk esterno, evidenzia la volon­tà dell'utente di archiviare detto materiale per poterne usufruire in momenti suc­cessivi». L’ex studente mo­dello, in sintesi, ha volonta­riamente memorizzato quei video. Nessun errore, quin­di. Pochi margini di difesa anche se i legali preferisco­no non rispondere. La relazione degli esperti, però, svela anche un altro retroscena inedito: Alberto, poco prima dell’uccisione di Chiara, stava guardando un film porno. Esattamente, secondo l’analisi del suo computer, la visione è ini­ziata alle 10.05. «Un’ante­prima - viene definita nella consulenza tecnica - creata dal programma “Windows Media Player” riferita, in questo caso, a un filmato dai contenuti pornografici».

Nessuna indiscrezione in più su una rivelazione che non lo scagiona. «L'analisi corrente evidenzia l'assenza di attività dalle 10.37 alle 11. 57 del 13 agosto» si legge nella relazione. Secondo il medico legale, però, la 26en­ne fu uccisa tra le 11 e le 11.30, quindi l'unico inda­gato avrebbe avuto tutto il tempo di raggiungere via Pa­scoli e compiere il delitto. Nessun alibi dietro quel computer su cui Alberto ha cercato di costruire la sua innocenza.

«Stavo lavoran­do alla tesi» si è sempre limi­tato a dire davanti agli inqui­renti. Oggi, gli esperti dimo­strano che mentiva. Dovrà spiegare anche questo se, dopo l’udienza preliminare fissata per il 24 febbraio, Al­berto sarà processato per omicidio e detenzione di im­magini pedo-pornografiche.

Antonietta Ferrante [CONTINUA...]


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