«E’ divertimento gratis»
Gli squatter fanno festa nella villa in collina e il sindaco chiede lo sgombero
TORINO 03/03/2009 - Stufi di far festa in vecchi asili di periferia, gli squatter si son “fatti” la villa in collina.
L’hanno soprannominata “Velena”, ma per chi abita dalle parti di corso Casale resta l’ex palazzina dei vigili di corso Chieri 19. Trecentosessanta metri quadri disposti su tre piani e un grande giardino che, inutilizzati da qualche mese, sabato pomeriggio sono stati conquistati dagli anarchici. L’occupazione è avvenuta intorno alle 17, e in tarda serata è partita la prima festa che, bagnata da fiumi di birra e vino, è andata avanti per tutta la notte.
La baldoria, tuttavia, potrebbe finire molto presto: ieri mattina, infatti, il sindaco Sergio Chiamparino ha chiesto al prefetto di sgomberare la struttura restituendola al Comune di Torino, che ne aveva acquisito la proprietà nel 1922.
Con il “Velena”, le case occupate torinesi diventano otto. Il “covo” storico, El Paso, è in via Passobuole, all’interno di un ex asilo. È una delle roccaforti degli anarchici, che qualche anno fa si sono pure impossessati di un’altra scuola: l’”Asilo” di via Alessandria, che ciclicamente finisce al centro di aspre polemiche politiche. È qui che gli squatter si radunano per organizzare eventi e discutere sul da farsi in caso di manifestazioni come quella di sabato pomeriggio in centro. La bandiera con la “A” cerchiata sventola anche su “La Boccia”, in via Medici 121. Occupata, sgomberata e di nuovo occupata, la palazzina è stata venduta da poco dal Comune di Torino. E gli squatter, consapevoli della cacciata imminente, qualche settimana fa ne avevano celebrato il funerale, appendendo una bara al tetto di una struttura che a breve verrà abbattuta dalle ruspe.
«Il Velena - hanno scritto gli squatter su un comunicato divulgato via web sabato pomeriggio - è stato intenzionalmente occupato in solidarietà al Cox18 e il Circolo dei Malfattori di Milano, al TeLOS di Saronno e La Boccia Squat qui a Torino». Quelli elencati sono tutti stabili sotto sfratto o già colpiti da sgomberi che, minacciano gli squatter, «non resteranno senza risposta». Di area anarchica anche “il Barocchio”, che ha sede nell’omonima strada al confine tra Torino e Grugliasco. Al Barocchio, sabato, era prevista la “serata Bellavita” (ognuno porta da bere e da mangiare, e lo condivide con gli altri) che, attraverso un giro di sms e e-mail si è svolta ai piedi della collina. «La serata - raccontano gli occupanti sui soliti siti dell’area antagonista - è proseguita con danze sfrenate accompagnate da fiumi di birra, alcol, vino e cibo. Tutto Bellavita, senza soldi né clienti». Del resto, spiegano gli stessi squatter, «quello che si vuole proporre è un percorso di autoproduzione legato a momenti di scambio nei quali ognuno possa mettere in gioco se stesso, portando le proprie conoscenze e le modalità di divertimento che più gli sono affini, condividendole con gli altri».
Le attività ludiche accomunano gli “squat” anarchici ai “centri sociali”, gestiti dagli Autonomi. In via Revello c’è il Gabrio, ospitato all’interno di una struttura piena di amianto che il Comune, da anni, promette di riqualificare. Falce e martello anche al Csa Murazzi, sul lungo Po, e all’Askatasuna di corso Regina Margherita, dove di tanto in tanto si organizzano cene, incontri e banchetti mangerecci in cui si raccolgono fondi per le prossime iniziative.
Come questa sera al Velena di corso Chieri, dove è prevista una “cena benefit detenuti”. Gli anarchici incominceranno a mangiare alle 20.30. Sempre che qualcuno non vada a sgomberarli prima.
tamagnone@cronacaqui.it