Dopo le “Iene” scatta il blitz dei Nas: 13 sportivi arrestati, 64 consumatori indagati e 81 perquisizioni

La mafia del doping avvelenava i ragazzi. In cella una promessa del ciclismo

MILANO 12/03/2009 - Steroidi anabolizzanti, testosterone, or­moni della crescita, sostanze per aumentare a dismisura muscoli e resistenza fisica. Lo spettro del doping torna a far tremare il mondo dello sport e questa volta in manette è finita una giovane promessa del ciclismo italiano: Gianni Da Ros, 23 anni, arrestato mentre era in ritiro con la Nazionale a Pado­va, in vista dei mondiali su pista. Ma il giovane Da Ros, friulano di Pordenone, ai mondiali di fine marzo, in Polonia, non potrà partecipare: subito dopo la notizia dell’arre­sto infatti è stato sospeso dalla squadra. E «qualora le sue responsabilità venissero pro­vate, il gruppo sportivo procederebbe al suo immediato licenziamento e si riserverebbe di citarlo per danni» ha fatto sapere la Liqui­gas, la squadra del campione 23enne.

DOPATI
Perché secondo gli inquirenti il giovane atle­ta non solo avrebbe fatto uso di sostanze dopanti, ma avrebbe ceduto ad un paio di colleghi l’ormone della crescita. «Sono uno sprovveduto» si sarebbe limitato a dire la giovane promessa del ciclismo, mentre i carabinieri lo ammanettavano e lo portavano al carcere di San Vittore. E alla madre invece ha confidato: «Io non c’entro nulla, mi hanno messo in mezzo». Ma la verità la racconterà oggi davanti al giudice Andrea Pellegrino.
In carcere insieme a Da Ros sono finiti altri 11 “spacciatori” di ormoni e anabolizzanti, mentre per il 12esimo è scattato l’obbligo di firma. E tra gli arrestati ci sono frequentatori di palestre ma anche personal trainer che si improvvisavano medici e fornivano vere e proprie ricette (falsificate) e tabelle di allena­mento che prevedevano anche l’assunzione delle “droghe per sportivi”. Denunciati invece più di 60 consumatori: sportivi dilettanti, ciclisti amatoriali, appas­sionati di body building, frequentatori di palestre. E anche transessuali che si serviva­no degli steroidi per aumentare il seno.

L’inchiesta, di cui si è occupato anche un servizio televisivo delle “Iene”, è partita proprio da un “Vitamin store” milanese. Lo scorso marzo infatti un giornalista delle “Iene” aveva acquistato “un kit dopante” nel negozio di integratori alimentari per soli 700 euro, e da lì era scattata l’inchiesta coordina­ta dal pubblico ministero Gianluca Prisco. Grazie alle telecamere infatti sono stati iden­tificati i “venditori”, poi con le intercettazio­ni si è ricostruita la rete dello “spaccio”. E in manette è finito anche il commesso del nego­zio che aveva venduto il kit al giornalista delle “Iene”, ma «l’esercizio non è stato sequestrato. Perché il gestore non era a cono­scenza dell’attività del commesso» hanno fatto sapere gli investigatori.
All’alba di ieri sono scattate le 13 ordinanze di custodia cautelare e sono partite le perqui­sizioni dei Nas in 81 palestre, case, negozi e aziende delle principali città del Nord Italia: da Milano a Torino, da Novara a Varese, da Pavia a Pordenone, da Bergamo a Brescia.

IL MERCATO
Gli uomini del Nas hanno sequestrato centi­naia di confezioni di ormoni e anabolizzanti. Tutte (o quasi) erano importate dall’Ucraina e dall’Egitto, e acquistate attraverso Inter­net. Venditori e clienti si accordavano telefonica­mente, ma nelle chiamate intercettate gli ormoni non venivano mai chiamati con il loro vero nome. Ed è così che il Winstrol, uno steroide anabolizzante di origine sintetica, diventava «Vanessa» o «Vittorio» e il testo­sterone «Tonino». Ma c’erano anche le «bal­lerine », gli «ufficiali», le «bestie», «Debora» e anche «Superman». E ad ogni soprannome corrispondeva un farmaco ben preciso, da prendere per gonfiare i muscoli e per avere prestazioni sportive degne di “Superman”. [CONTINUA...] Scritto da: Federica Mantovani - federica.mantovani@cronacaqui.it


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