Quando ci vuole, ci vuole

28/10/2009 - Imprimetevi bene in mente questo nome: Gianluigi Bersighelli. Perché lui, il Bersighelli, è il primo preside eroe nella lotta contro i bulli. L’unico ad aver avuto il coraggio di mettere in mutande due teppisti che poco prima, davanti alla sua scuola, avevano cercato di abbassare i pantaloni a un ragazzo disabile dopo averlo insultato e spintonato. Bersighelli che all’istituto Barolo di Alba è in cattedra da oltre dieci anni, ha pensato che per tenere a freno i suoi oltre mille studenti, non bastava una romanzina in politichese, tanto per non turbare i teppisti e le di loro famiglie, ma una lezione bella e buona. Di quelle che si usavano una volta quando la scuola aveva la “esse” maiuscola e i professori ci andavano giù duro, e senza tanti complimenti con chi sgarrava.

Così, rosso di rabbia, ha applicato la pena del contrappasso: ha convocato in presidenza i bulli che che se ne stavano tronfi e pettoruti nella loro classe, ha spalancato la porta che guarda sul corridoio ed ha ordinato loro di calarsi i calzoni. Dopodiche li ha lasciati li, come si dice con le mutande in mano, davanti a tutti quelli che passavano nel corridoio, studenti compresi che, nel frattempo sciamavano dalle classi per la ricreazione. Un genio, il Bersighelli. Uno che ci vendica tutti, che ci toglie quel prurito fastidioso alle mani quando leggiamo di teppisti che pestano i compagni, spacciano hashish e pastiglie di ecstasy, insidiano le ragazzine, le costringono a servizietti non proprio ortodossi e, ancora, fanno i guerrieri della notte con disabili e studenti più piccoli, secondo regole di un nonnismo che è defunto persino nelle caserme, anche per via dell’abolizione della leva. Peccato che poi il nostro preside eroe abbia avuto un ripensamento, una caduta di zuccheri, insomma un pentimento. E, lungi dall’espellere i teppisti, si sia fustigato (punizione per altro non richiesta, a quanto ne sappiamo) autosospendendosi.

Che disdetta, professore. La preghiamo tutti, ci ripensi e torni in istituto. Anzi, da Alba lanci un movimento per la restaurazione della dignità di presidi e insegnanti. E per la tutela delle famiglie che sono le prime vittime di questi mascalzoni che hanno ancora il latte sulle labbra. Viva le orecchie d’asino, le bacchettate vecchio stile e, se occorre, i pantaloni calati. Questo post sessantotto con fionde, spinelli e scacciacani ci ha rotto di brutto.

beppe.fossati@cronacaqui.it


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