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Le speranze dei torinesi che si mettono in fila alle ricevitorie inseguendo il JackpotTra progetti di ricchezza e di beneficenza c’è chi cerca le ricevute tra l’immondizia
TORINO 21/10/2008 - Sale alle stelle la febbre del gioco. Circa novantacinque milioni di euro, è arrivato a tanto il valore del montepremi in palio del Superenalotto, un bottino che a voler capire quanto davvero vale, proprio si fa fatica.«Cosa farei?» si domanda Pippo Leotta, davanti alla ricevitoria di zona e ripetendo il valore del bottino come se fosse una filastrocca. «Sono talmente tanti i soldi che potrebbero accontentare tante persone, ma c’è una cosa che mi piacerebbe: porterei gli amici più cari che ho in crociera sul Mediterraneo, per approdare poi sull’isola dove sono nato: la Sicilia». Quanti sogni, eppure a decidere di realizzarli, in quest’altra tornata di puntate, resta la fortuna. E pazienza se ci sono pochi soldi e pazienza pure la crisi e le magre speranze per il futuro, perché se è la volta buona, passa tutto davvero. «Magari rinuncio a comprarmi qualcosa – spiega Cosimo Tarantino, pensionato che sabato ha tentato di sbancare la cassa sonante del Superenalotto giocando 30 euro – e così punto fino a 40 sperando di vincere». «I sogni?» domanda mentre scopre i numeri del Gratta&Vinci con una monetina «ce ne sono in giro di sogni! Se vincessi mi comprerei una macchina, una casa, viaggerei». Viaggiare è anche il desiderio di Marilena che dispensa fortuna nel quartiere dipingendo coccinelle che portano ciascuna un messaggio. «La fortuna si regala, proprio come faccio io – dice lei che però non rinuncia a puntare 10 euro al giorno -. Con quei soldi farei stare bene la bimba che ho adottato a distanza, costruirei un ospedale in Africa e farei beneficenza». Ma non solo. Oltre a far star bene i propri figli, come Francesco Leanza che dice «Li vorrei vedere più sereni perché è quello che si meritano oggi», c’è anche chi farebbe qualcosa per il paese d’origine. Come Anna, ex dipendente di una litografia torinese, che gioca 10 euro a puntata. «Rimetterei a posto la chiesa di Sorgono, località in provincia di Nuoro». Bruno Menghi, ex fattorino Fiat, che gioca al giorno 60 euro al Gratta&Vinci, dice «Se vincessi, sistemerei mia figlia: se si sposasse le comprerei una bellissima casa e ciò di cui avrebbe bisogno. Per me, invece, terrei una cifra che mi permetterebbe di vivere una vita serena. Ma non dimenticherei chi sta male come i malati di cancro». Giuseppe Rausi, ancora più generoso dice «Investirei circa metà del bottino per gli ospedali fornendoli di incubatrici, di autoambulanze e di servizi per le persone disabili». Intanto alla ricevitoria di corso Sebastopoli è un via vai di aspiranti fortunati. «Giocano 90 persone al giorno, tutte con la speranza di cambiare la loro vita» dice indaffarata Cecilia, dietro al bancone. «Le giocate al Lotto sono scese perché continuano a salire quelle al Superenalotto – aggiunge il collega Fabrizio Valenti -, la gente ha voglia di scommettere». Tra queste però c’è anche chi non scommette pagando di tasca propria, ma con quella degli altri. Si racconta, infatti, che un giovane, con sacco nero in spalla, tutti i giorni vada a svuotare i cestini delle tabaccherie del quartiere di Santa Rita e dintorni e tentar la fortuna tra i biglietti giocati: non si sa mai, penserà costui, la fortuna passa anche attraverso le distrazioni altrui. Liliana Carbone [CONTINUA...] |