Strana rapina: hanno portato via i soldi ma non l'anello e gli orecchini della donna
Uccisa per un pugno di euro.
Il marito era il re del poker
TORINO 01/11/2008 - Luigia Mastrosimone, detta Gina, è morta soffocata. L’assassino le ha messo le mani sulla bocca e ha premuto con forza finchè la donna non ha esalato l’ultimo respiro. Poi, l’ha coperta con il tappeto. Gli investigatori conoscono il nome dell’omicida e attorno a lui stanno stringendo il cerchio seguendo indizi che in poche ore si sono trasformati in prove certe.
Il capo della Omicidi, Alberto Somma, ha atteso fino al tardo pomeriggio di ieri i risultati degli esami autoptici, effettuati dal medico legale Roberto Testi, per avere la certezza del tipo morte subito dalla povera pensionata. Ma, ancor di più, gli investigatori aspettavano la conclusione dell’autopsia per capire se Gina fosse stata legata mani e piedi prima o dopo il soffocamento. In un caso o nell’altro, si sarebbero aperti due diversi scenari di indagine. Un delitto atroce che ha accompagnato una rapina nell’appartamento dove la donna viveva insieme al marito, Lauro Verrucchi, 78 anni, giocatore d’azzardo da sempre. Oppure un omicidio maturato in un ambiente contiguo alla famiglia e alla cerchia di conoscenti della coppia. Ora, inquirenti e investigatori hanno messo insieme una serie di certezze e avrebbero individuato il movente dell’assassinio. Convinzioni suffragate anche da testimonianze raccolte attraverso lunghi interrogatori che si sono protratti nel corso della notte di giovedì e per l’intera giornata di ieri. L’assassino ha le ore contate. Di rilievo, anche, un particolare che i poliziotti giudicano significativo e cioè il fatto che chi ha ucciso “Gina”, subito dopo, l’ha coperta con un tappeto, quasi a cancellare la sua presenza da quell’appartamento, per non guardarla in faccia rischiando di incrociare gli occhi rimasti aperti in un’espressione di terrore.
Il corpo di Gina, che soffriva di cuore e potrebbe essere morta per lo spavento, è stato trovato sul pavimento della propria camera da letto. Messa a soqquadro dall’assassino, che ha rovistato anche in quella in cui ogni notte si coricava “il Modena”.
Cassetti aperti, materassi rivoltati, abiti sparsi ovunque. Elementi, questi, che nelle prime ore avevano portato a propendere per l’ipotesi della rapina finita male.
La storia della criminologia, però, insegna che l’apparenza, molto sovente, inganna. Che talvolta può accadere che l’assassino, la cui mano è stata mossa dalla sola intenzione di uccidere o da un raptus improvviso, simuli un altro reato per depistare le indagini.
Quasi sempre, in questi casi, l’autore del delitto commette un errore. Un gesto di troppo, una distrazione, un salto logico in un piano che, nella sua mente, sembrava infallibile. Lo sanno bene gli uomini del vicequestore aggiunto Sergio Molino, che l’altra notte, sollevato il tappeto, hanno trovato il corpo senza vita di una donna con mani e piedi legati con lo scotch. Il particolare che è subito saltato agli occhi dell’esperto pool di poliziotti, è stato però un altro. Chi ha ucciso Gina ed è fuggito per le scale con duemila euro in tasca si è dimenticato dei gioielli. Lasciati lì. Al loro posto, sul corpo della pensionata. L’anello d’oro infilato al dito, gli orecchini ai lobi, la catenina adagiata sul collo. La svista di un rapinatore inesperto? La mano che ad un certo punto si ferma, incapace di infierire sul cadavere di una persona a cui si era voluto bene? Due domande per due moventi. E un assassino. Che ha le ore contate.
tamagnone@cronacaqui.it
bardesono@cronacaqui.it
[
CONTINUA...]