L’ennesima tegola sul Palagiustizia di Torino. Dal 1° luglio gli interpreti non andranno in aula
Un anno per la paga: traduttori in sciopero, a rischio i processi
TORINO 27/06/2009 - Hanno deciso di dire basta. A partire dal 1° luglio incroceranno le braccia e non risponderanno più alle chiamate delle cancellerie, non garantiranno la loro presenza in aula durante le udienze già fissate. La protesta dei traduttori e degli interpreti giuridici di Torino e del Piemonte diventa una questione maledettamente seria e la già precaria macchina della giustizia italiana rischia così di andare incontro a una paralisi totale.
Ma cosa si nasconde dietro questa preoccupante minaccia di sciopero? L’Amtig, vale a dire l’Associazione multietnica dei traduttori e degli interpreti giuridici in Piemonte, fa sapere che è un problema di denaro, di spettanze mai corrisposte. «Considerata la situazione inerente la liquidazione delle proprie spettanze - si legge in un comunicato ufficiale diffuso dall’associazione -, che ormai ha raggiunto tempi di attesa insostenibili (in molti casi fino a 1 anno!!!) che hanno messo in ginocchio chi vive onestamente grazie al proprio lavoro, i traduttori e gli interpreti in servizio presso questa struttura non risponderanno più alle chiamate delle cancellerie e non garantiranno la loro presenza durante le udienze già fissate. Lo faranno a partire dal 1° luglio 2009 e fino a quando non saranno presi seri provvedimenti per risolvere la drammatica situazione in essere, a causa della quale diventa impossibile affrontare persino le normali spese quotidiane».
Insomma, a partire dal 1° luglio rischieranno di saltare tutti quei processi con imputati di nazionalità straniera che avranno bisogno di un interprete. «Garantiremo il nostro intervento soltanto in quei procedimenti che prevedono la presenza in aula di imputati detenuti - fa sapere l’Amtig -, ma in tutte le altre udienze non ci saremo. La situazione è diventata insostenibile, è dal mese di febbraio che attendiamo il pagamento del lavoro fin qui svolto. I soldi arrivano con il contagocce, il pagamento precedente a quello del febbraio 2009 era avvenuto nel mese di settembre del 2008. E il prossimo pagamento, se tutto va bene, arriverà soltanto a settembre. Insomma, dovremo aspettare ancora mesi e nel frattempo non sappiamo più come far fronte anche alle più banali spese quotidiane».
Come se non bastasse, alla lentezza e alla complessità dell’iter burocratico si aggiunge anche il fatto che l’unica impiegata torinese addetta alla liquidazione delle spettanze è malata da tempo. «Da mesi non è in ufficio e noi non sappiamo a chi rivolgerci. Ci dicono che dobbiamo aspettare che rientri in servizio, che l’attuale carenza di personale non consente soluzioni alternative. Insomma, è un autentico incubo».
Ma a quanto ammonta il compenso per la presenza in udienza? «Ci spettano 14, 15, al massimo 20 euro, non di più. È una miseria». Sono 20 gli interpreti e i traduttori giuridici che frequentano ogni giorno le aule di tribunale nel Palagiustizia di Torino, 120 quelli impegnati in tutti gli uffici giudiziari del Piemonte. «L’arabo, il nigeriano, il senegalese e il romeno sono ormai le lingue più diffuse nelle aule di tribunale - spiegano dall’Associazione multietnica -, gli interpreti e i traduttori che parlano queste quattro lingue sono i più richiesti».
g.fal.