Pantani morì dopo essere stato travolto dallo scandalo. La Bastianelli e il fiorettista Baldini furono esclusi dalle Olimpiadi

Un mondo drogato: dalle
due ruote al calcio e al fioretto

MILANO 12/03/2009 - Dici doping e, per associa­zione di idee, pensi al cicli­smo. È difficile infatti separa­re l’immagine di quegli uomi­ni su due ruote, un tempo solo eroi di salite e volate, da quel­le dei blitz dei Nas nelle stan­ze dei ciclisti nelle gare a tappe. Ed è un ciclista l’uomo simbolo del doping italiano: si chiamava Marco Pantani ed era un mito. La sua leggen­da si è interrotta alla vigilia della penultima tappa del Gi­ro d’Italia del 1999, quando venne fermato per un valore di ematocrito troppo alto. Su­bito scattò la squalifica di 15 giorni che gli impedì di com­pletare la corsa rosa di cui era al comando. E dopo il caso mediatico la beffa: il Pirata non venne mai trovato positi­vo a una specifica sostanza. Da quella caduta Pantani non si rialzò più, e la notte di San Valentino del 2004 morì per un overdose di cocaina in una stanza d’albergo a Rimini.

Oggi molti suoi colleghi, da Riccò a Piepoli, da Sella a Di Luca fino a Basso, solo per fare qualche nome tra i più noti, sono coinvolti in inchie­ste sul doping. O sul tentato doping, come accade a Ivan Basso, coinvolto nell’Opera­tion Puerto, partita in Spagna nel 2006, e squalificato per due anni. Ora il varesino, ap­pena tornato alle gare con il team Liquigas (lo stesso di Da Ros), parteciperà al Giro del Centenario.

Ma il doping non riguarda soltanto le due ruote. Nessu­no sport, neppure quelli legati alle discipline olimpiche è escluso dalla pratica. A non partire per le scorse Olimpia­di di Pechino, appena pochi mesi fa, furono ad esempio Marta Bastianelli (ciclista) trovata positiva alla fenflura­mina, un derivato anfetamini­co e anoressizzante, e il fioret­tista Andrea Baldini, risulta­to positivo a un diuretico in un test antidoping durante i campionati europei di Kiev. E Baldini gridò addirittura al complotto ordito dal compa­gno di squadra Cassarà. Ci sono poi tesserati della vela come Nicole Grio e sciatori come Mirko Deflorian positi­vi rispettivamente a metaboli­ti della cannabis e della cocaina. Ma l’ombra del doping si allunga anche sul rugby italia­no.

Un’indagine sulle possibili corrispondenze tra la Sla, o sclerosi laterale amiotrofica, e sostanze dopanti è partita dal procuratore torinese Raffaele Guariniello, dopo la scoperta che la malattia colpisce in percentuale più alta gli ex calciatori. Anche nel calcio infatti alcuni giocatori della serie A italiana sono risultati positivi ai test antidoping. Il più famoso fu l’allora bianco­nero, Edgar Davids, risultato positivo dopo la partita con­tro l’Udinese. Prima di lui c’erano stati Bucchi, Da Rold , Gillet, Caccia, Sacchetti e il biancoleste Fernando Couto.

E che dire di Marco Borriello? Nel dicembre 2006 fu trovato positivo al cortisone dopo Ro­ma- Milan e neppure l’ex fi­danzata Belen Rodriguez riu­scì a salvarlo: la storiella dell’infezione trasmessa dopo una notte d’amore e della cre­ma al cortisone consigliata dalla soubrette come cura non riuscì ad addolcire i giudici.

Mariella Caruso [CONTINUA...]


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