Indagine - Contro la crisi si cerca l’aiuto della Dea Bendata

Drogati dal Superenalotto: in fumo due miliardi di euro per acchiappare la fortuna

TORINO 21/10/2008 - Strangolato dalla crisi, messo al tappeto dal carovita, senza più potere d’acquisto, il vecchio ceto medio abbandona gli investimenti tradizionali e tenta la Dea Bendata. E lo fa senza badare a spese, alla ricerca del colpo fortunato che in attimo possa cancellare debiti e paure per il futuro. Un esempio su tutti. All’ultimo concorso del Superenalotto, con un montepremi totale che raggiungeva la stratosferica cifra di 105.829.808,34 euro, nel solo Piemonte sono state giocate la bellezza di 1.521.658 schedine, buona parte delle quali nelle ricevitorie di Torino. E le combinazioni studiate per centrare il fatidico Sei sono state quasi 9 milioni, 8.664.405 per la precisione. Risultato, nulla di fatto per centinaia di migliaia di scommettitori e altri 4,3 milioni incamerati dalle casse della Sisal.

All’inseguimento del Sei
Guardando le statistiche fornite dalla Sisal, si scopre che il Piemonte è la terza regione italiana che la Fortuna sembra avere più a cuore. Merito dei quasi 70 milioni fatti cadere a pioggia nelle tasche degli scommettitori subalpini. Ma come sempre accade quando si parla di gioco d’azzardo, l’altra faccia della medaglia è quella di un banco - la Sisal, e quindi lo Stato, in questo caso - che vince sempre. Perché, dal 1 gennaio al 30 settembre del 2008, è pur vero che i piemontesi hanno vinto 66,9 milioni di euro. Ma è altrettanto vero che per centrare un Sei, due Cinque più Uno e quasi 500mila tra Cinque, Quattro e Tre sono stati investiti ben 94 milioni e 247mila euro. Quasi 200 miliardi delle vecchie lire. E queste stime non tengono ancora conto dell’isteria collettiva di queste settimane, quando, in appena quattro giorni, lo spazio di due sole estrazioni, sono andati in fumo più di 7 milioni e mezzo di euro.

Giro miliardario
Il mondo del gioco d’azzardo legalizzato è così sfaccettato che fare una stima complessiva del suo giro d’affari è praticamente impossibile. Perché il Superenalotto rappresenta solo la punta dell’iceberg di un universo nel quale gravitano il lotto, le scommesse sportive (che sono cresciute del 20 per cento in un solo anno), le lotterie istantanee, i videopoker e ogni genere di riffe e concorsi. E se già solo nell’inseguire il sogno del Sei sono stati spesi più di 150 milioni di euro in 10 mesi, la cabala della Smorfia ha ispirato 68.138.071 di giocate. Calcolando un investimento minino di 50 centesimi - stima per altro nettamente al ribasso - altri 34 milioni per lo Stato. Bruscolini, se paragonati addirittura ai 754 milioni di euro gettati dai soli torinesi nella fornace dei videopoker che ormai ingombrano qualunque bar, dal centro alla periferia. Un bilancio al quale mancano ancora le lotterie istantanee - prezzo minino un euro per qualche centinaia di migliaia di tagliandi all’anno - e le scommesse sportive sul calcio e gli altri eventi sportivi. Abbastanza per considerare verosimile la stima dei 2 miliardi di euro che ogni anno vanno in fumo nel solo Piemonte. Con buona pace della crisi. [CONTINUA...] Scritto da: Paolo Varetto - varetto@torinocronaca.it


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