In passato l’uomo è stato vittima di una tentata estorsione

Bingo, altre intimidazioni
Proiettili contro il titolare

MONCALIERI 31/10/2008 - Fiori di piombo per Giuseppe Forello, titolare del Bingo di Moncalieri e vittima di una tentata estorsione da 700 mila euro. Il giovane imprenditore palermitano, la cui famiglia è proprietaria di altre sale da gioco in Sicilia, nei giorni scorsi è stato oggetto di due intimidazioni in perfetto stile mafioso. Prima gli hanno fatto trovare una bottiglia piena di benzina davanti a un centro scommesse non ancora aperto e poi si è visto recapitare una splendida composizione floreale che nascondeva diversi proiettili.

Forello, che adesso ha lasciato Moncalieri e vive sotto scorta, ha denunciato entrambi gli episodi e la Procura di Palermo ha deciso di alzare il livello di protezione, passandolo dal quarto al terzo: «Cerco di non farmi abbattere e vedo le cose con ottimismo - ha commentato Forello - Alla fine ci si abitua a tutto, mi abituerò anche a questa realtà».

Il suo calvario è cominciato un anno e mezzo fa. Mentre in strada Carignano si inaugurava il superbingo da 6 milioni di euro, il boss Salvatore Lo Piccolo riceveva un pizzino misterioso. Qualcuno chiedeva al “padrino” il permesso per organizzare una colossale estorsione a Moncalieri, zona storicamente controllata dai “calabresi”. Secondo gli investigatori a scrivere era Calogero Pillitteri, 38 anni, cognato dei fratelli Bonanno, personaggi influenti della famiglia di Resuttana. Sosteneva di avere una persona fidata a Torino in grado di tenere sotto controllo l’affare e di potersi mettere in contatto con la criminalità moncalierese. Gli imprenditori che avevano costruito il Millionaire erano palermitani e quindi «…ci dobbiamo mettere le mani noi».
A novembre Lorenzo Forello, padre di Giuseppe, era stato avvicinato dal nichelinese Ottavio Magnis, 37 anni, che lo aveva minacciato senza mezzi termini: «Signor Forello prepari 700 mila euro se no le facciamo saltare il Bingo di Moncalieri».

Tre giorni dopo il secondo avvertimento: una catena chiusa con un lucchetto attorno al cancello di strada Carignano. A quel punto Giuseppe ha trovato il coraggio di rivolgersi alle forze dell’ordine e Pillitteri e Magnis sono finiti in carcere e sono stati condannati in primo grado a 6 anni di reclusione. Purtroppo però, come dimostrano le intimidazioni della scorsa settimana, la mafia non dimentica.


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