Lauro Verrucchi ha un passato da giocatore nelle bische

Il marito ex "re del poker".
"Se lo prendo gli do fuoco"

TORINO 01/11/2008 - «Se lo prendo io gli do fuoco». Lauro Verrucchi, detto il “Modena”, parla così degli assassini, mentre lascia con passo incerto gli uffici di via Grattoni a notte fonda. «Cosa ci hanno chiesto i poliziotti? Chi è stato. Hanno continuato a chiedere a noi chi è stato». Ma allora, chi è stato? «Non lo so. Qualcuno che ha suonato, si è fatto aprire, e me l’ha uccisa». Non aggiunge altro, il “Modena”, se non il ricordo della sua compagna: «Una donna unica, come non ce ne sono più». Poi, si chiude nel suo dolore senza lacrime a covare, anche alla sua veneranda età (78 anni), sentimenti di vendetta, perché la giustizia non basta di fronte ad una mattanza come quella.

Lo ha imparato tanti anni fa quando frequentava le bische clandestine di una Torino che non c’è più. Quei locali che erano il ritrovo dei gangster della “mala”, che al tavolo verde si confondevano con gli ammalati del poker come il “Modena”, inguaribili giocatori professionisti. Già, perché il “Modena”, che tutti in via Cherubini credevano fosse un tranquillo operaio in pensione, è tutt’altra persona.

Non ha mai lavorato, ma per lui il poker è sempre stata una professione, il suo lavoro. Anche in questi anni, afflitto da problemi di vista, diabetico, malfermo sulle gambe, alle carte non ha mai rinunciato. Era la sua Gina ad accompagnarlo in auto, subito dopo pranzo, in una bisca poco lontano. Se vinceva tornava in taxi, altrimenti era ancora Gina ad andarlo a prendere. «Vinceva, vinceva - dice chi lo conosce bene -, non più come una volta, ma la sua pensioncina riusciva a tirarsela su».

Una volta, tra gli anni Sessanta e Settanta, il “Modena” era considerato un grande del poker, un esperto di chemin de fer, imbattibile a black jack, fortunato alla roulette. In città non c’era tavolo verde attorno al quale non si fosse seduto, poi, ogni fine settimana, la puntata a Saint Vincent e, d’estate, si trasferiva a San Remo. Giocava forte il “Modena” e vinceva forte. Lo chiamavano così perché una volta, a Montecarlo, aveva letteralmente lasciato in mutande un’altro professionista del gioco, un francese, che a poker aveva perso una Ferrari Gtb4 la “Modena”, appunto.

Vinta la “rossa”, Lauro Verrucchi si era messo a scorrazzare in lungo e in largo e la sua attività di giocatore era diventata frenetica. Lo conoscevano anche in polizia, quando c’erano le retate nelle bische lui era sempre lì, seduto al tavolo, ma dai traffici illeciti il “Modena” si è sempre tenuto alla larga: «Il poker era il suo lavoro, punto e basta».
Con il tempo e la vecchiaia si era calmato, la frenesia per il gioco aveva subito un forte rallentamento. Non più giovane aveva incontrato Gina e si era innamorato.

m.bar-s.tam. [CONTINUA...]


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