I dati dell’Osservatorio della Regione Piemonte. Solo il 10% dei casi riguarda violenze e abusi

Oltre 3.000 bambini “rapiti” alla famiglia da giudici e psicologi

TORINO 17/04/2009 - «Sua figlia ha disturbi dell’attenzione in classe e crediamo che il motivo sia legato alla sua impossibilità di seguirla appieno o alla sua “inidoneità genitoriale”». In parole poverissime, il bambino è lasciato allo sbando e il papà o la mamma non sono genitori come dovrebbero. A qualunque genitore, se in buona fede, un discorso di questo tipo farebbe gelare il sangue. Eppure capita pure questo a padri e a madri che vedono sottrarsi i figli senza un oggettivo motivo, diverso da maltrattamenti, abusi sessuali, condizioni economiche precarie, abbandono. Secondo i dati dell’Osservatorio per l’infanzia della Regione Piemonte e dell’assessorato alle Politiche sociali, per la maggior parte dei casi (76,8%) gli allontanamenti dei minori non avvengono per fatti gravi ma per valutazioni “soggettive”. Si parla cioè di “incapacità genitoriale” o di “metodi educati non idonei” o ancora di “impossibilità dei genitori a seguire i figli”, che sono croci o appellativi che si portano sulle spalle la grande maggioranza di padri e madri, nonché fenomeno in crescita, tanto che dal 2000 a oggi è aumentato del 20-30%. I minori, invece, allontanati per motivi “oggettivi” sono orfani (3,63% ), in stato di abbandono (9,81%) oppure maltrattati (4,72%). «Per tutti gli altri ci sarebbero degli allontanamenti impropri verso comunità o in famiglie affidatarie – denunciano le associazioni che hanno aderito al Movimento “Cresco a casa”, nato come manifesto associativo per impedire i cosiddetti “allontanamenti impropri dei bambini” - e che oltre a provocare disagio per le famiglie e per gli stessi minori, hanno anche un costo enorme».

3.500 senza famiglia
Nella nostra Regione 3.498 minori nel 2006 risultavano allontanati dalle loro famiglie naturali: di questi 2.319 erano in stato di affido famigliare e 1.179 vivevano presso comunità della Regione. I minori comunitari ed extracomunitari allontanati risultano il 10%. «Quanto costa ai cittadini piemontesi tutto questo?» si domanda Gianluca Vignale (Pdl-An) «Per i bambini in affido il costo è di svariati milioni di euro, per i minori nelle comunità è di oltre 35 milioni di euro l’anno, una cifra quest’ultima che è quattro volte superiore a quanto la Regione stanzia sulla legge per il sostegno alla famiglia. Rileviamo che oggi l’affidamento è un settore in cui la Regione investe un mucchio di soldi in modo ingiustificato rispetto al numero di persone che segue. Si sostenga perciò la famiglia e non le strutture ricettive che accolgono i minori».

Criteri di valutazione
«In campo giudiziario la valutazione e l’azione giuridica si devono fondare su elementi certi, dimostrabili e ripetibili, mentre la sottrazione coatta di minori e falsi abusi hanno un comune denominatore che trova origine nelle discipline psicologiche e psichiatriche». Lo denunciano a gran voce gli esponenti delle associazioni che hanno aderito al movimento associativo “Cresco a casa”. Secondo Adiantum, associazione di associazioni nazionali per la tutela dei minori, i tribunali ordinari, minorili e le parti in causa devono affidarsi esclusivamente a psicologi adeguatamente formati e iscritti in appositi albi, pena l’inutilizzabilità degli atti. «Solo così - afferma Vittorio Apolloni, presidente - potrà essere garantito a chiunque un processo e una conoscenza dei limiti delle scienze psicologiche e psichiatriche garantendo i terzi da insane aspettative». Così ecco cosa chiedono le associazioni del Movimento “Cresco a casa”: «un po’ più di umiltà e di buon senso, ma anche che la sottrazione dei bambini alla propria famiglia possa avvenire solo sulla base di fatti gravi e accertati o solo dopo l’acquisizione di prove oggettive attendibili, che le perizie psicologiche-psichiatriche abbiano solo valore di opinioni e non siano considerate “accertamento della verità” e, infine, che le famiglie abbiano il diritto della parità tra accusa e difesa».

Liliana Carbone


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Commenti
LAURA FERRARI 25/05/2009, 14:32
SONO UNA PSICOLOGA E MI OCCUPO DI MINORI, COLLABORANDO CON I SERVIZI SOCIALI. PER IL RUOLO CHE RIVESTO NON HO MAI DOVUTO ASSUMERE LA RESPONSABILITA' DI UN ALLONTANAMENTO MA SOLO (SI FA PER DIRE) QUELLA DELLA SEGNALAZIONE DELLE SITUAZIONI DI DISAGIO. PER ESPERIENZA PROFESSIONALE E PERSONALE MI TROVO QUOTIDIANAMENTE A FAR FRONTE A SITUAZIONI FAMILIARI ASSAI DIFFICILI E PENOSE, ALL'INTERNO DELLE QUALI BAMBINI E FAMIGLIE SI TROVANO AD AFFRONTARE DOLORI E DIFFICOLTA'. GLI STRUMENTI CHE ABBIAMO A DISPOSIZIONE IN REALTA' NON CI CONSENTONO FACILMENTE DI SEPARARE CON LA PRESUNTA FACILITA' A CUI ACCENNA L'ARTICOLO,I MINORI DALLE LORO FAMIGLIE ANCHE QUANDO QUESTE SIANO PALESEMENTE MALTRATTANTI O I GENITORI MOSTRINO EVIDENTI SEGNI DI INADEGUATEZZA (E NON MI RIFERISCO A BAMBINI INDISCIPLINATI MA A MINORI TERRORIZZATI DA CHI SI DOVREBBE PRENDERE CURA DI LORO, UMILIATI E ABUSATI PSICOLOGICAMENTE). LA SEPARAZIONE DAL NUCLEO ORIGINALE AVVIENE SOLO QUANDO QUESTA SIA INEVITABILE E ALLO SCOPO DI PERMETTERE AL GENITORE NATURALE DI METTERE IN CAMPO, CON L'AIUTO DEI SERVIZI E DELLE FAMIGLIE AFFIDATARIE, MIGLIORI STRATEGIE DI CURA E ACCUDIMENTO VERSO LA PROLE. E CIO' AL FINE DI TUTELARE PROPRIO IL MINORE CHE HA IL SOMMO DIRITTO DI VEDERE CHE ALLA SUA FAMIGLIA VENGA DATA UNA POSSIBILITA. E CIO' ACCADE ANCHE ATTRAVERSO ALTRE FORME DI TUTELA E ACCOMPAGNAMENTO COME L'INTERVENTO DI EDUCATORI DOIMICILIARI E VISITE PSICOLOGICHE, CHE HANNO LO SCOPO DI INFORMARE, IN MODO DEFINITO, CERTO E NON OPINABILE RISPETTO ALLA SITUAZIONE DEL MINORE, IN BASE A CRITERI STANDARDIZZATI PROPRIO PER EVITARE UNA DENUNCIA PER IL PROFESSIONISTA COINVOLTO PERCHE' I GENITORI HANNO DIRITTO ALLA TUTELA LEGALE E POSSONO ESPRIMERE IL LORO PARERE IN SEDE GIUDIZIARIA. IN SINTESI QUANTO VOLEVO AFFERMARE E' PROPRIO IL CONTRARIO DI QUANTO ESPRESSO DAL VOSTRO ARTICOLO CHE SI RIFERISCE AD UNA REALTA' COMPLESSA E DELICATA, PER DESCRIVERE LA QUALE OCCORREBBE COME MINIMO UNA POSSIBILITA' DI CONTRADDITTORIO RISPETTO ALLE OPINIONI ESPRESSE DAI FONDATORI DELL'ASSOCIAZIONE MAGARI CONTATTANDO I NUMEROSI OPERATORI COINVOLTI NELLE PROCEDURE DI VALUTRAZIONE DI ALLONTANAMENTO. LE PERIZIE HANNO VALORE LEGALE PROPRIO PERCHE' ESPRESSE DA PROFESSIONISTI ABILITATI A FARLO E NON SONO PARAGONABILI A VALUTAZIONI OD OPINIONI PERSONALI SIA CHE SI TRATTI DELLA VALUTAZIONE DI UN OPERA MURARIA O DI UNA DIAGNOSI DI DISTURBO MENTALE