Il sorriso e la tagliola

10/02/2010 - Ha gli occhi come due monete, il sorriso come una tagliola. Ti dice che cosa ti costa, ti dice che cosa ti piace. Prima ancora della tua risposta ti dà un segno di pace» cantavaFrancesco De Gregori, dipingendo il moderno “Agnello di Dio” che si muove nella nostra società, così simile alle in­fernali scene del pittore Hieronymus Bo­sch, tra spacciatori, profittatori, divo­ratori di anime. Eccolo il volto del male: celato da un sorriso. Eccola la trappola, con la rassicurante maschera dell’ami­cizia.

Arriva così l’usuraio nella vita di quanti - e scopriamo che sono migliaia - hanno l’acqua alla gola perché la crisi sta af­fondando la loro attività commerciale costata anni di sacrifici. Troppi debiti, le linee di credito che si assottigliano, le banche che non concedono più respiro: cosa fare? E a quel punto ecco la mano tesa. Ecco quelle banconote, tante o po­che che siano, che paiono l’apparente via d’uscita dal purgatorio, ma diven­gono la scorciatoia per l’inferno.
La facciata amichevole è tale che, anche quando pacche e sorrisi hanno lasciato spazio alle minacce e al ghigno dello strozzino, ben pochi trovano la forza o il coraggio per denunciare.

Di segnalazio­ni se ne contano a migliaia: ma le firme in calce a una denuncia ufficiale sono una minima parte. Le vittime rimangono prigioniere di una perversa Sindrome di Stoccolma, totalmente incapaci di ri­porre fiducia nel sistema del credito re­golare o della giustizia. Totalmente in balia dei loro aguzzini. Con l’unica spe­ranza che può venire dalle fondazioni benefiche. Oppure dalla discesa dell’ul ­timo gradino sulla via dell’inferno: di­venire esche, attirando nella tagliola del “segno di pace” altri poveri disgraziati come loro. Trasformandosi da vittime in complici. E questa la vittoria più grande che i criminali possono conquistare nei confronti della nostra società, del nostro sistema giudiziario.

andrea.monticone@cronacaqui.it



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