Dopo il ferimento di due uomini la pista dei carabinieri porta allo spaccio di droga

LA SPARATORIA. L’agguato per un regolamento di conti: «I boss di Chivasso non vogliono rivali»

I carabinieri della compagnia di Chivasso seguono senza indugio la pista del regolamento di conti. I colpi di pistola esplosi nella serata di giovedì contro Bruno Lazzaro, 28 anni di Volpiano e Rocco Marano, 54 anni di Torrazza Piemonte, sarebbero un’intimidazione che avrebbe avuto origine in ambito criminale per vicende legate al controllo del territorio per lo spaccio di droga. Sembra altresì accertato che l’agguato contro le due vittime sia stato uno solo e che Marano, riuscito in un primo tempo a fuggire, sia stato raggiunto più tardi dai sicari e colpito con una pallottola ai glutei. I due, feriti nella zona industriale di Rondissone, sono stati ricoverati, non in gravi condizioni, all’ospedale di Chivasso dove sono stati interrogati dagli uomini del capitano Pierluigi Bogliacino che comanda la locale compagnia dell’Arma.

Lazzaro e Marano, però, non avrebbero fornito indicazioni utili agli investigatori per identificare gli sparatori. L’agguato è avvenuto in una zona critica della provincia di Torino, tradizionalmente inquinata dalla presenza della ‘ndrangheta.

Da sempre, nel Chivassese l’organizzazione criminale calabrese gestisce il traffico di cocaina e «i boss non tollerano rivali» e ha ampliato gli interessi anche in altri ambiti criminali, quali l’usura e il racket. In tempi non troppo recenti, i boss calabresi hanno anche tentato di infiltrarsi nelle amministrazioni comunali e nella gestione degli appalti. Non a caso proprio a Torrazza viveva in una villa lussuosa Rocco Schirripa, oggi in carcere perché accusato dell’omicidio del procuratore di Torino Bruno Caccia. Senza dimenticare che a Chivasso sconta gli arresti domiciliari (concessi perché gravemente malato) il boss dei boss del calabresi Domenico Belfiore.

Che i due feriti abbiano avuto, quantomeno in passato, legami con ambienti della criminalità organizzata, è stato accertato, anche se ciò non significa un loro diretto o indiretto coinvolgimento in attività criminali. In particolare, Bruno Lazzaro era stato arrestato, insieme al fratello Enrico, nel febbraio 2015 per spaccio di droga. Secondo i carabinieri, i due fratelli, originari di Vibo Valentia, si erano trasferiti in Piemonte da pochi mesi e avevano messo in piedi una fiorente attività. Un terzo fratello, Salvatore, era invece rimasto vittima di una faida di ‘ndrangheta nel 2013, ucciso con due colpi di lupara mentre si trovava agli arresti domiciliari nella sua abitazione in provincia di Catanzaro.
 

bardesono@cronacaqui.it

 

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