IL VINCITORE DEL CONCORSO 2016. Sul divano di casa le copie di CronacaQui: «Ho compilato una montagna di cartelle»

HA VINTO LA JEEP. Premiato Antonio: “Così faccio felice mio nipote”. IL VIDEO

Quando ha ricevuto la telefonata dalla redazione di CronacaQui neppure ci credeva, tanto che la sua famiglia pensava fosse uno scherzo. Ma Antonio Pometto è davvero il vincitore del nostro concorso 2016, quello che aveva messo in palio una fiammante Jeep Renegade. Proprio quella che è stata estratta ieri mattina, tra tutti i partecipanti a “La fortuna raddoppia“. E il nome baciato dalla fortuna è stato proprio quello di Antonio. Classe 1941, 74 anni, nato a Tripoli, una vita dedicata al lavoro, alla famiglia e al volontariato. «Non ci credo ancora» esordisce Antonio mentre apre la porta di casa per incontrare i nostri cronisti. Sul divano c’è una pila di copie di CronacaQui: le guarda e sorride, incredulo di essere lui il fortunato dell’anno.

«È la prima volta che partecipo a un concorso – continua l’emozionato vincitore, che addirittura confessa di non avere neppure la patente -, dalla prima cartolina compilata ho subito pensato che sarei andato fino in fondo: volevo vincere quell’automobile. Ho compilato tantissime cartelle, ammetto di essermi fatto regalare anche dei bollini da altri amici che leggono il giornale per poterne mandare il più possibile. L’ho desiderato così tanto che alla fine ce l’ho fatta. Tutto questo per il mio nipotino Tommaso: ha 4 anni e mezzo e ricordo quando salì per la prima volta su una Jeep, il suo entusiasmo mentre mi chiamava nonno e mi diceva quanto era bella, quanto andasse veloce e quanto fosse grande. Ecco, credo che sia per lui, per un bimbo che mi ha ricordato cosa vuol dire emozionarsi ». Un bel regalo di Natale, ma anche di compleanno visto che il signor Pometto il 22 dicembre spegnerà 75 candeline: «Penso proprio che questo sia il regalo più bello della mia vita – ammette Antonio -, tolta ovviamente la gioia della mia famiglia. Spero che la consegna avvenga di mattina in modo che Tommy possa esserci, così ci facciamo un bel giro insieme».

Una vita trascorsa a fare il proprio dovere, quella di Antonio, senza troppi grilli per la testa e godendo di quello che si ha, e se si può si aiuta anche il prossimo: «Sono nato sotto le bombe di Tripoli, i miei genitori vivevano lì perché negli anni ‘30 la Libia era diventata “l’America” dell’emigrazione italiana, e mio padre creò un’azienda agricola. Poi le cose si misero male e tornammo in Italia nel 1957. Quelli erano gli anni del boom economico, cambiavi lavoro dal mattino alla sera, facevi quello che ti piaceva, insomma tutti sognavano. Per 6 mesi ho lavorato da solo mentendo tutta la famiglia, poi mio padre e le mie sorelle hanno trovato un’occupazione e abbiamo incominciato ad essere più sereni. Sono entrato alla Fiat, poi all’Iveco dove ho conosciuto mia moglie Piera e nel 1958 ci siamo sposati».

Nel 1985 il signor Pometto ha iniziato a lavorare al Cottolengo come volontario, dove tutt’ora svolge il ruolo di presidente dei volontari: «Una scuola di vita – racconta Antonio -, se devo sintetizzare cosa sono stati questi 32 anni trascorsi a fare il volontario lo farei così. Ho imparato tantissimo, ho dato tantissimo e mi hanno trasmesso tantissimo. Aiutare i malati è un dovere, aiutare chi ha bisogno di sentirsi utile è un onore. Come la storia di un esodato che ci ha chiesto di farlo lavorare per non pensare alla sua condizione di disagio economico e umano. Ci sono tante storie dietro al Cottolengo e sono felice di averne fatto parte. Il resto della storia è ancora da scrivere».

 

 

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