
Assessore Braccialarghe, dopo i fasti per i 150 anni dell'Unità d'Italia Torino torna a essere capitale, questa volta dell'arte. Non crede che ospitare sotto la Mole un evento come la Biennale di Venezia sia il modo migliore di concludere questo indimenticabile 2011?
«Da assessore alla Cultura della Città di Torino non posso che essere contento che la Biennale di Venezia abbia deciso di avere un prologo proprio a Torino e nell'anno in cui si sono celebrati i 150 anni dell'Unità d'Italia. Un bell'evento senza dubbio, che sotto l'egida di Vittorio Sgarbi dà l'occasione a tanti artisti di esporre le proprie opere e di renderle visibili a tutti».
Ecco, proprio Vittorio Sgarbi in merito alla Biennale di Venezia ha parlato di un'arte democratica, che non deve essere riservata solo agli autori di fama. Un'opportunità in più?
«A mio avviso è fondamentale che a sovrintendere alla mostra e alle opere in esposizione ci sia un curatore che sappia intervenire con la propria autorevolezza. E indubbiamente, il fatto che il curatore di questo prologo torinese sia Vittorio Sgarbi, e in altre parole lo stesso che ha seguito il padiglione Italia alla Biennale di Venezia, non può che essere una garanzia per il livello dell'esposizione».
Un esordio che potrebbe anche diventare un importante precedente di una Torino che potrebbe diventare la capitale dell'arte italiana insieme a Venezia. Il Comune potrebbe immaginare di replicare l'esperimento anche per il prossimo anno?
«Io sono l'assessore alla Cultura, e quindi non posso che essere favorevole a qualunque iniziativa che favorisca la massima visibilità per l'arte e la cultura. Certo, qui si apre una profonda riflessione sul concetto di artista. Ma come ho sottolineato prima, il discrimine è l'autorevolezza e l'attenzione del curatore».
p.var.