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28 Gennaio 2013, ore 11:04

Beatrice, la bambina di pietra vittima del morbo misterioso


Beatrice, la bambina di pietra vittima del morbo misterioso"...E un giorno infelice il mago cattivo trasformò la principessa in pietra". Può sembrare una frase tratta da una fiaba antica, ma è una storia vera. Cambiano solo i nomi: lo stregone è una malattia sconosciuta, la principessa è lei, Beatrice, una bambina di tre anni e mezzo che lotta da sola contro un male davanti al quale i dottori non trovano una cura. Perché Beatrice è un caso unico al mondo.

Si può ben immaginare lo stupore dei genitori, Alessandro e Stefania, quando i medici mostrarono loro alcune lastre. La bimba si era rotta un polso; ma i referti rivelavano qualcosa di più: la piccola aveva tutte le articolazioni del corpo calcificate. In breve, la malattia è progredita: le calcificazioni si trasformano in osso, e la bambina lentamente rimane paralizzata. Beatrice è ormai quasi completamente immobile, con le braccia ferme lungo i fianchi e le gambe piegate. Ma, nonostante la sua sindrome, non è sola.
Attorno al suo caso più unico che raro si stanno riunendo centinaia di persone. Oltre 1.600 solo su Facebook, dove è stata creata la pagina "Il mondo di Bea", e grazie alla quale è stato possibile organizzare, giovedì sera, una grande festa in suo onore, in strada delle Cacce 20. Una serata tutta per lei, nella quale sono stati raccolti 1.800 euro, grazie all'interessamento del locale, Copa Rio, e di Piero Schiavone e di Catherina Marongiu. È stato anche messo all'asta un quadro della pittrice Giancarla Parisi, mentre alcuni giocatori della Juventus e del Toro hanno donato le loro magliette autografate.

E lei, la piccola principessa della favola triste, come ha reagito? «Sono felice», ha commentato Beatrice, con un piccolo sorriso. Forse non comprende la gravità della sua situazione, ma, alla festa, ha capito che tutte quelle persone erano lì per lei; per lei e per i suoi genitori, due ragazzi di trent'anni che devono farsi carico di questa situazione tragica ed incredibile. «Ho dovuto cessare la mia attività, per seguirla - spiega Stefania - e mio marito è un operaio».

La loro casa, come ci spiegano, è una trappola per la bimba, e cercano un altro alloggio. Ma costa, ovviamente. Tutto, in questi casi, ha un costo. E poi la burocrazia non fa che complicare le cose: Beatrice rientra nei casi previsti dalla legge 104, ma non le vengono permesse tutte le agevolazioni del caso: non sono concessi i giorni di permesso dal lavoro ad Alessandro, perché non viene riconosciuto l'handicap grave della piccola. Insomma, un problema dietro l'altro. Eppure Alessandro e Stefania sono sereni: «Abbiamo capito che la disperazione non serve per risolvere il nostro problema».

Nonostante ciò, i dubbi sul futuro rimangono: «Non sappiamo come curarla - concludono i genitori - vorremmo portarla in America, ma il trasferimento costa». E costa anche andare a Lourdes o a Medjugorje, che la famiglia vorrebbe visitare: «Solo un miracolo può salvarla ma, per ora, non abbiamo i soldi». Un miracolo, sì: di questo ha bisogno la principessa della favola triste. E tutti noi speriamo nel lieto fine.

Giorgio Cavallo
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