Il Coro “Bitter Symphony” e lo Stabat Mater nell’ex-carcere Le Nuove

Perché non buttare la chiave quando un carcerato viene chiuso in cella? A cosa serve una Cappella  in prigione?  Come mai custodi e custoditi del carcere giudiziario de “Le Nuove” si rivolgevano alla Madonna? Per un recluso uscire dalla cella è già un vantaggio perché cambia aria, respira meglio; anzi può muoversi in uno spazio più ampio e forse aperto, sgranchisce le ossa, scambia qualche parola diversa con altri.

La cappella è soprattutto un luogo di incontro e consolazione. Un carcerato può ascoltare le sofferenze e gli sfoghi di un altro: insieme si sopporta meglio la vita intramuraria. Il cuore è rivolto alla Madonna perché l’importanza dell’affetto nella vita umana si scopre quando si è lontano dai propri cari. Si scopre e si apprezza l’importanza della fidanzata, della moglie, dei figli, dei genitori. Si esperimenta l’amore della madre che segue con trepidazione il proprio figlio ovunque venga trasferito. Il detenuto talvolta è abbandonato da tutti e resta da solo: non effettua colloquio con nessun parente, non riceve né invia posta ad amici, si vergogna infinitamente delle sue condizioni carcerarie. In questo stato a chi rivolgere una richiesta di aiuto? Alla Madre di tutti gli uomini, che asciuga le lacrime di ognuno di noi.

 

A Lei si rivolgono anche i custodi per chiederLe protezione nell’adempimento del proprio ruolo istituzionale e benedizione per la famiglia che comunque rimane coinvolta dal loro lavoro. Basti pensare ai turni massacranti degli Agenti di Polizia Penitenziaria e alla loro lontananza fisica per svolgere missioni in altri istituti di pena.  Quanta sofferenza nascosta per gli strappi affettivi e i conflitti interni ricorrenti, irrisolvibili e spesso più gravi della sopportazione fino a sfociare nella disperazione. E allora il pensiero di tutti va alla Madonna, alla Madonna Addolorata per le sofferenze inflitte a suo figlio Gesù, a Lei ci si rivolge con il Santo Rosario o la preghiera scritta dietro un’immaginetta della Madonna conservata gelosamente perché ricorda la devozione mariana vissuta nel proprio paese di origine.

 

Lo “Stabat Mater dolorosa” stimola atteggiamenti esistenziali di immedesimazione negli altri sentimenti  per camminare insieme come Cirenei che aiutano chi è più schiacciato dalla propria croce. La sua presentazione nella Cappella Centrale del carcere “Le Nuove” è coerente con la sua funzione storica nell’ambito del trattamento del detenuto: è situata al centro dell’intero edificio per sottolineare l’importanza primaria della religione e della spiritualità nella revisione critica del proprio stile di vita da parte del delinquente imprigionato. Un aspetto connesso alla centralità di questa Cappella è il silenzio assoluto che si esperimenta realmente per la distanza materiale dalla frenesia quotidiana con lo scopo di ascoltare i movimenti profondi della propria coscienza morale e civile. Una terza caratteristica di questa Cappella è la concentrazione delle sofferenze  universali: non di un territorio o della Chiesa locale, ma di individui provenienti da ogni parte del mondo e rappresentanti le contraddizioni private e collettive della nazione di appartenenza. Pertanto la Chiesa universale, in coro,  si rivolge alla Madonna Addolorata per essere guidata verso suo Figlio crocifisso e risorto e per imparare a contemplare con gioia l’Amore di Dio, Padre misericordioso e fedele.

 

Prof. Felice Tagliente, Direttore del Museo del carcere “Le Nuove” di Torino

 

Il coro “Bitter Symphony”, 12 Aprile 2014, alle 20.30, presso la Cappella Centrale del Museo del carcere “Le Nuove” di Torino, in Via P. Borsellino n. 3, eseguirà lo STABAT MATER di G.B. Pergolesi.
Soprano: Francesca Colucci
Mezzosoprano: Maria Russo
Violini: Luca Marangoni, Valentina Boaglio
Viole: Carlo Perillo, Marzia Marangon
Violoncelli: Giulia Termini, Sara Altizio
Flauti Traversi: Rebecca Marangon, Alice De Santis
Organo: Gianluca Castelli
Ingresso gratuito.
Radio EmerGeNti EvolutioN sarà mediapartner dell’evento

 

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