Almeno un bancomat

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Si comincia con le banche, poi a chi tocca, alle farmacie? Lo spopolamento e l’impoverimento sociale dei piccoli centri, magari quelli di montagna, cominciano proprio così. Da filiali che le grandi banche non ritengono più convenienti, da bancomat che, in assenza della filiale stessa, vengono a costare troppo.

E allora vediamo i sindaci affidarsi alle Poste (cui bisogna dare atto di pubblicizzare da tempo l’installazione di sportelli postamat) confidando che a nessuno venga in mente una politica di accorpamento di uffici (in fondo lo fanno anche le parrocchie ormai, è un male comune), o confidare nelle piccole banche, quelle che potrebbero avere interesse a presidiare un territorio fatto di un tessuto sociale di famiglie, piccoli risparmiatori, artigiani e microaziende, ossia quel “target” che evidentemente ai grandi gruppi non interessa più. Capita così che intere porzioni del nostro territorio, intere valli siano quasi sguarnite.

E immaginatevi anche le conseguenze per il turismo… Con buona pace di chi parla di rilancio della montagna, di incentivi a ripopolare i borghi disabitati, a scegliere uno stile di vita più sostenibile. Ma forse si può fare lo stesso discorso anche giù da monti, in qualunque piccolo centro della nostra provincia che non sia considerato abbastanza importante da avere un centro commerciale, ossia proprio il minimo indispensabile per sopravvivere, visto che di aree industriali meglio non parlare, dei piccoli ospedali abbiamo ben visto che cosa è stato negli ultimi anni. E quanto ne capiamo l’importanza strategica, adesso…

andrea.monticone@cronacaqui.it

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