Le esplosioni hanno provocato oltre 150 morti, migliaia di feriti e 300mila persone senza una casa

APOCALISSE BEIRUT. La «Parigi d’Oriente» quasi rasa al suolo chiede aiuto all’Europa

Una guerra senza guerra, l'ennesima ferita per una città martoriata che prova a risollevarsi ancora

Beirut: il fungo provocato dalle paurose esplosioni.

Cosmopolita, vitale, persino europea in molti suoi tratti, Beirut è la porta di accesso finanziaria al vicino Oriente. Metropoli moderna, ha superato orrori e saputo ricostruirsi dopo ogni guerra.
Passata dal dominio turco al protettorato francese alla fine della Grande Guerra, vive nel 1958 la prima guerra civile: la città è divisa dalla “linea verde” che separa cristiani e musulmani. Poi gli anni ’60 sono un momento di grande splendore e di attività, tanto da parla soprannominare «la Parigi del Medio Oriente» per la sua vita notturna, per la sua importanza di capitale finanziaria del mondo arabo.
Dal 1975 al 1990 gli anni bui e terribile della seconda guerra civile, con i bombardamenti palestinesi, la presenza di forze militari straniere, fino alla pace siriana e alla ricostruzione. Nel 2005 l’uccisione del primo ministro Rafiq al-Hariri dà il via alla «rivoluzione dei cedri» per mettere fine alla presenza siriana in Libano. Ma ci sono ancora anni senza pace, con i bombardamenti del 2006 e gli scontri provocati dall’invasione di alcune zone della
città da parte di Hezbollah. Oggi il Libano vive un equilibrio tra le sue anime grazie a un presidente della Repubblica cristiano maronita, un primo ministro sunnita e un presidente del Parlamento sciita. E Beirut, che nella sua area metropolitana accoglie quasi la metà degli abitanti del Libano, è tornata a essere quella capitale finanziaria e accademica che era stata, nonostante i duri colpi inferti dalla crisi e dalla nuova minaccia di Hezbollah ai confini. Una situazione difficile cui ha dato il colpo di grazia lo spaventoso fungo delle esplosioni che hanno sventrato nuovamente questa città, con oltre 150 morti, migliaia di feriti e 300mila persone senza una casa.
In questo scenario apocalittico, si muove anche l’Europa per portare soccorso con le competenze di protezione civile di un centinaio di pompieri super addestrati: tra questi anche alcuni uomini provenienti da Torino, specialisti del nucleo batteriologico nucleare. Ed è «un appello agli Stati del mondo» quello che il cardinale Bechara Boutros Rai, patriarca d’Antiochia e di tutto l’Oriente, presidente dell’Assemblea dei patriarchi e vescovi cattolici del Libano, ha lanciato all’indomani della “misteriosa esplosione” che ha squarciato la capitale Beirut.
«Beirut è una città devastata – scrive il cardinale nel suo appello inviato al Sir – è una catastrofe». Il patriarca maronita parla di «una scena di guerra senza guerra». Il cardinale libanese si rivolge a tutti gli Stati del mondo «per fornire aiuti immediati necessari a salvare la città di Beirut».
Una guerra senza guerra, l’ennesima ferita per una città martoriata che prova a risollevarsi ancora.

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