CAFFE' IN REDAZIONE

Apprendisti stregoni

Giancarlo Banchieri, da tre anni presidente di Confesercenti, da un po’ di tempo ha il suo ben da fare tra Ztl e nuovo regolamento dei dehors. L’appuntamento è per questo lunedì, 18 marzo, sotto il Comune, «ma l’invito non è solo per i commercianti, è rivolto a tutti i cittadini, perché in gioco c’è il futuro di Torino». Sorseggiando il suo espresso nella nostra redazione, il presidente vede nei due provvedimenti adottati dalla sindaca Appendino e dalla sua giunta una strategia che rischia di «invecchiare e ingrigire una città che ha già un problema anagrafico e demografico. E che invece dovrebbe attirare talenti e aprirsi all’Europa e al mondo». Rispetto alla narrazione Cinque Stelle, Giancarlo Banchieri risponde colpo su colpo, specialmente sulla delibera della nuova Ztl che dimostra di conoscere a menadito. «Non è vero che in centro c’è un problema di traffico, come dimostrano gli stessi dati forniti dalla città. Anzi, così si porteranno più auto e più inquinamento lungo il suo perimetro, e per di più mettendo le mani nelle tasche dei cittadini. E’ la stessa giunta a parlare di pagamento di tariffa d’ingresso in centro nella sua delibera, e anche il discorso delle due ore di sosta non sta in piedi: è un calcolo matematico, e lo spiego. Chi sta meno in centro pagherà di più. Dunque questa è una vera e propria tassa, altroché, dato che è lo stesso Comune a prevedere maggiori incassi che verranno garantiti da tutti i cittadini». Il presidente di Confesercenti usa un’immagine ancora più forte per chiarire il concetto: «Questo è un esperimento fatto sulla pelle di chi lavora. Noi siamo le cavie di un provvedimento che non porterà alcun beneficio, ma comunque voluto da questi apprendisti stregoni». A ben vedere però il muro contro muro sulla Ztl era nell’ordine delle cose, «perché un dialogo vero non lo abbiamo mai voluto. Loro parlano tanto di tavoli quando in verità ci hanno convocati una sola volta, nel dicembre di due anni fa». Ma a lasciare senza parole Giancarlo Banchieri è stata la riforma del regolamento sui dehors, «che avevamo chiesto noi a tutte le forze politiche durante la campagna elettorale e che si è concretizzata in un provvedimento scritto o da dei pasticcioni o da dei politici che seguono il disegno di una Torino spenta che tornerà indietro di vent’anni». Per farla breve, oggi il gestore di un locale paga tre i sei e gli ottomila euro di suolo pubblico e tassa rifiuti per un piccolo dehors. «Tutte strutture autorizzate, attenzione, che con la cosiddetta monetizzazione dei parcheggi permettevano di far crescere la superficie utile del locale e il valore della licenza. Ora il Comune introduce una tassa annuale pari al 5 per cento del valore e dice che tutte le strutture all’interno del centro dovranno essere smantellate alla scadenza delle concessioni. Resteranno solo sedie e ombrelloni. Esattamente come quando, tanti anni fa, i torinesi si sedevano fuori dai locali solo come una soluzione di ripiego e pure con un pizzico di diffidenza».

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