Arvëddse, biond

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Ieri è mancato il giornalista e scrittore Sergio Barbero, classe 1946. Lo conoscevo da quando negli anni ’80 scrivevamo entrambi su Calciofilm, la rivista ideata da Perucca e diretta da Gandolfi. Quel settimanale (che poi fu il padre di Fegato Granata) usciva il martedì in due edizioni, una sul Toro e l’altra sulla Juve, con foto e commenti sulla partita della domenica. Io scrivevo i pezzi granata, Sergio quelli bianconeri, anche se il suo cuore ha sempre battuto per il Toro. Erano tempi eroici in cui si montava ancora la pagina con pellicola e scotch, e in tribuna stampa ti trovavi al fianco di gente come Brera, Arpino, Tosatti, Caminiti. Tempi in cui dopo la partita i giornalisti (senza telecamere) erano ammessi addirittura nello spogliatoio tra vapori e corpi nudi, e le interviste Tv si facevano contro il muro spoglio, senza tutti quegli sponsors di oggi. Barbero scriveva in un italiano semplice e gradevole. Il suo forte erano le ricerche: ravanava nelle biblioteche (Google non c’era ancora), indagava fatti e personaggi per le sue storie. Con l’editore Graphot scrisse più di trenta libri sul Toro e dintorni (il più noto è “Il Toro addosso”), ma anche sulla Juve, la Fiorentina, le squadre milanesi e romane. Fuori dal calcio scrisse di storia (Togliatti e la Jotti, lo sbarco alleato in Sicilia), ma imperdibile è la sua descrizione della Torino notturna delle sale da ballo (“I racconti del gallo”) quella di Buscaglione, Gipo e Renzo Gallo. Perché Sergio amava ballare. Era quello che in gergo si dice “un tangheur”. Fino a tempi recenti è stato spesso ospite garbato, colto e ironico nelle trasmissioni sul Toro delle Tv locali. Arvëddse, biond. Ci mancherà il tuo stile.

collino@cronacaqui.it

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