Aveva paura come tante

Calci, pugni, un coltellaccio da cucina che fa scempio di una giovane studentessa greca. Urla disperate, lei che cerca di proteggersi il volto con il telefonino. Sirene, luci blu. Gente affacciata dai balconi. La punta della lama che spacca in due il cellulare. Altri fendenti. Un’ambulanza che corre in ospedale, un ragazzo con i jeans e un giubbino nero intrisi di sangue che si lascia ammanettare e senza aprire bocca sale sulla gazzella del Radiomobile che lo accompagnerà in carcere. Sono le 20.45 di domenica sera, la furia dell’ennesimo uomo che si arma per annientare una donna questa volta esplode in strada. A San Salvario, appena sopra le scale mobili della metro in largo Marconi. E soltanto il caso, mentre la vittima resta ricoverata in prognosi riservata nella Rianimazione delle Molinette dopo un intervento di sei ore per ricucirle un polmone, fa sì che non si debba aggiornare la conta dei femminicidi. Storie sempre diverse l’una dall’altra, a parte le manifestazioni di solidarietà, i comunicati dei politici, le discussioni sull’efficacia dei codici rossi.

E anche questa volta, probabilmente, ci sarà da discutere, o quantomeno da approfondire. Perché Georgia Kaltsouni, 21 anni, nata in Grecia e arrivata a Torino per studiare Lingue a Palazzo Nuovo, aveva già chiesto aiuto una volta. Soltanto cinque giorni prima. Indicando proprio in colui che l’ha quasi mandata al creatore, Jetmir Kurtsmajlaj, 28 anni, albanese, l’uomo che l’aveva sequestrata in casa, cercando di farle del male. È la sorella di Georgia, Artemis, a tarda sera, a raccontarlo negli uffici dei carabinieri in via Guido Reni. Spiegando di aver saputo di una relazione sentimentale di 5 o sei mesi fa con un giovane albanese. Lo stesso di cui Georgia le ha parlato 2 o tre settimane fa, spiegandole che lui «aveva lasciato suo posto di lavoro perché non lo pagavano abbastanza». E poi: «So che litigavano spesso per disaccordi, ma non i motivi». In ogni caso, «mia sorella era molto spaventata di questo tizio albanese anche perché mi ha riferito che lui l’ha minacciata di morte su Instagram». Con un profilo che Kurtsmajlaj, che ha una segnalazione di polizia del 21 gennaio per lesioni aggaravate, deve aver creato apposta, visto che l’unica persona “seguita” è la ex. E su Facebook, «ha scritto un messaggio privato a nostra nonna (che si chiama come lei, ndr) in Grecia, chiedendole dei soldi e ingiuriando mia sorella su fatti non veri». E poi «so che ha scritto anche all’ex ragazzo di mia sorella». Ma cosa non è dato sapere. Quel che fa mettere a verbale Artemis è che «il 16 febbraio 2021 mia sorella mi ha scritto dei messaggi Wathsapp chiedendomi di andare subito da lei per accompagnarla all’ospedale in quanto il suo ex “amico” albanese l’aveva aggredita». Nello specifico, «mia sorella era andata a casa sua per invitarlo a smettere di perseguitarla, ma lui, dopo averla fatta salire, chiudeva la porta e cercava di inserirle una siringa con ago nel collo per iniettarle non si sa cosa». Ma Georgia è riuscita a scappare a casa, in via Nizza, dove Artemis l’ha raggiunta. «Notavo che era sopraggiunta una pattuglia della polizia di Stato che aveva chiamato mia sorella per denunciare. Gli agenti, dopo aver sentito le rimostranze di mia sorella, andavano a casa del suo aggressore senza però trovarlo, pertanto la informavano che avrebbe potuto sporgere denuncia presso un qualsiasi posto di polizia». Artemis, quindi, ha accompagnato Georgia alle Molinette, i medici non hanno riscontrato segni di punture. Se la studentessa sia poi andata a presentare una denuncia formale, al momento, non si sa. Ma domenica, il giorno della brutale aggressione, «verso le 14.40» Georgia manda un messaggio ad Artemis. «Con la sua posizione, informandomi che era con lui e poi verso le 17 mi scriveva che stava bene e che mi avrebbe chiamata dopo». Qualche ora dopo, l’hanno chiamata i carabinieri. Georgia era in ospedale, trafitta dalle pugnalate. Kurtsmajlaj, trovato a pochi passi dal luogo dell’aggressione in stato di shock, è stato trasportato in carcere. Fermato per tentato omicidio con il benestare del pm Gianfranco Colace, oggi potrebbe incontrare l’avvocato Vincenzo Coluccio, il suo difensore.

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