Bajèt? Gnanca parléne

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L’altro ieri il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale Salvatore Farina, in audizione alla commissione Difesa della Camera, ha lanciato un allarme. L’Esercito, basato sui volontari da quando la leva è stata abolita, non riesce a raggiungere la quota prefissata di 8mila nuove reclute all’anno, e pertanto la sua età media cresce. I giovani non amano la disciplina militare, e le dimissioni delle nuove reclute nei primi 15 giorni di addestramento sono raddoppiate negli ultimi anni. Si stufano e se ne vanno. Secondo il Generale “i mutamenti educativi che la nostra società sta vivendo comportano una certa difficoltà dei giovani a confrontarsi con l’autorità e ad adattarsi ad una stile di vita più rigoroso e disciplinato”. Riecheggia in questo linguaggio tecnico quell’accusa di “bamboccioni” rivolta nel 2007 dal Ministro Padoa Schioppa ai giovani che rifiutano di andarsene di casa. Concetto ribadito dalla Ministra Fornero che li definì “choosy”, eterni schizzinosi nella scelta di un lavoro, e dal Viceministro Martone che li bollò come “sfigati”. Saranno state definizioni dure e irrispettose verso quella parte di giovani che si rimbocca le maniche e si dà da fare, ma un po’ di ragione i ministri ce l’avevano. Quel che dice Farina lo dimostra. E lo dimostra anche il fatto che nelle statistiche delle nuove assunzioni gli over-anta battono di gran lunga gli under. Sono più affidabili. Sanno obbedire e lavorare. L’Italia è sempre più un paese di vecchi, ma di vecchi che non hanno saputo educare i figli. Colpa del buonismo, dell’assistenzialismo, del permissivismo, della lotta alla meritocrazia. Tutte bandiere di una parte politica che non sto a dire.

collino@cronacaqui.it

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