Odio digitale e morti veri

Ho due immagini davanti: una è del funerale del piccolo tifoso del Sunderland morto dopo una lunga malattia, con al seguito anche tifosi di squadre avversarie, tutti con la propria maglia con i colori del cuore, l’altra è una videata di un campionario di insulti al Bonucci neomilanista che hanno coinvolto il figlio Lorenzo, arrivando arrivando a mutarsi in auguri di morte. Cosa dobbiamo dedurre? I tifosi inglesi sono hooligan ma sono buoni e gli italiani invece cattivi? No di certo e neppure voglio spiegare perché il parallelo tra queste due situazioni mi colpisce. Credo solo che prendersela con un bambino, che fino a qualche settimana fa era un eroe dei social per aver superato la malattia, per la simpatia che ispirava il suo essere tifoso del Toro, è veramente vergognoso. Ma così ragionano i “leoni da tastiera”, d’altra parte, quelli che vomitano insulti, minacce e via discorrendo solo perché protetti dall’anonimato di una tastiera e di un nickname. Gente dalla vita schifosa evidentemente, che si cura dalle frustrazioni con i “like” o i “cuoricini” alle proprie esternazioni, il quarto d’ora di gloria in salsa digitale. Figuriamoci se si parla di calcio poi… Chi spara l’insulto più feroce riceve l’applauso più grande. Ma dalla ferocia digitale con cui si insulta un bambino sui social, quanto può essere facile poi passare al sangue reale, convinti di essere in un videogioco? Magari premendo l’acceleratore per schiacciare un motociclista in statale per “vendetta”, sotto l’effetto dell’alcol. Cari “leoni da tastiera”, aspetto le vostre lezioni di morale.

Twitter@AMonticone

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