Fiori per gli assassini

A Cavriago (Reggio Emilia) ci sono ben due monumenti a Lenin. Uno fu donato nel 1970 dall’Urss in memoria di quando, nel 1919, quel consiglio comunale espresse in un ordine del giorno la volontà di prendere la rivoluzione d’ottobre a modello per l’Italia, nominando Lenin sindaco onorario del paese (onorificenza mai revocata).

Dopo una serie di vandalismi subìti in piazza questo busto fu portato in Comune e al suo posto in piazza Lenin ne fu messa una copia. Ai piedi di essa in questi giorni sono stati deposti numerosi mazzi di fiori per ricordare i cento anni della rivoluzione russa.

Lenin è il padre dell’Unione Sovietica, il regime comunista dittatoriale che ha provocato 100 milioni di morti, ammazzando più comunisti del fascismo e del nazismo messi insieme. Genocidi, esecuzioni extragiudiziali, carestie provocate, deportazioni, purghe letali, torture, assassinii, gulag…sono storia nota e comprovata.

Ciò che nausea non è che ci siano ancora in Italia e in Europa dei nostalgici di quel regime sanguinario, ma che ci sia in Emilia un comune che lo esalta, con due statue e una piazza dedicate al suo fondatore. E che uno dei principali corsi di Torino sia ancora intitolato all’Unione Sovietica.

Mentre entra in vigore la ridicola legge Fiano che vieta di vendere le giargiatole di un fascismo finito 72 anni fa, tolleriamo l’apologia di un regime molto più sanguinario, che è finito solo 28 anni fa, ma ha ancora molti gemelli ben vivi in tutto il mondo. Finché ci saranno queste storture, questi esempi clamorosi di doppiopesismo, un confronto politico pacifico e democratico fra destra e sinistra sarà impossibile.

collino@cronacaqui.it

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