Il criceto asmatico

Un criceto

È noto che i lavoratori italiani sono così instancabili da disputare agli immigrati anche i lavori meno qualificati e più faticosi, pur di lavorare. Fra di essi, poi, c’è una categoria particolarmente meritoria – quella degli statali – che brilla per efficienza e produttività.

Sindacalisti in permesso perenne, fannulloni, assenteisti, furbetti del cartellino e ladri sono solo delle frange meritorie della P.A. che si sacrificano in atti a loro ostici per evitare che pesi sui colleghi una fama di laboriosità che rischierebbe di umiliare i lavoratori del settore privato e gli autonomi. Per ampliare quest’attività, ne pensano una nuova ogni giorno.

L’ultima è quella dipendente dell’Università di Roma che ha chiesto e ottenuto un permesso retribuito per potersi occupare del cane malato. Avete capito bene: retribuito. Cioè pagato da noi. Ciò serve a far scattare l’ingiusta indignazione dei cittadini, che non capiscono i vantaggi che deriveranno da un simile precedente: se le basi giuridiche della decisione dell’Università romana valgono, valgono anche per il settore privato.

Secondo la Cassazione, la non cura di un animale di proprietà integra il reato di maltrattamento di animali (art. 544-ter. CP) e quello di abbandono di animale (art 727 CP). Una cuccagna di permessi retribuiti attende i proprietari di pet, cane vale gatto, basta il certificato del veterinario.

Così calerà ulteriormente l’eccessiva produttività dei lavoratori italiani che rischiava di umiliare i lavoratori europei e di scoraggiare l’arrivo di quegli immigrati di cui c’è tanto bisogno. Correte a comprarvi un criceto asmatico.

collino@cronacaqui.it

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