Messaggi-massaggi

La governatrice del Friuli Debora Serracchiani ha mandato a tutti i sindaci un vademecum di 75 pagine in cui spiega come deve comportarsi un sindaco nelle occasioni ufficiali. Una specie di galateo che riguarda il cerimoniale e il protocollo, ma anche l’abbigliamento, e persino come mangiare, lavarsi, profumarsi.

Con tutti i problemi che ci sono nelle amministrazioni civiche sembra uno spreco di tempo e soldi, ma un richiamo alla forma non mi pare sbagliato in un’epoca in cui la sostanza in calo e la forma quasi scomparsa sfociano in quel che sichiama “sciatteria”.

Oggi il galateo è stato sostituito dalla pubblicità, e con tutte le carezze all’ego da essa proposte, capire d’aver sbagliato è sempre più difficile. “Còccolati, àmati, sii indulgente con te stesso, concediti tutto ciò che vuoi, perché tu vali”.

È questo il messaggio-massaggio. Che da un lato produce una massa d’insoddisfatti perenni (come si sa, la corsa all’avere è senza fine) e dall’altro una pericolosa falange d’incazzati, incapaci di analizzare i motivi della loro emarginazione, vera o presunta.

Incapaci da quando i politicanti e i sociologi “progressisti” forniscono a tutti un comodo alibi per ogni errore commesso: la colpa non è tua, è della società, del sistema, dei capitalisti, delle multinazionali, ecc.

È così che nasce la protervia di chi sbaglia, ma non vuol riconoscere l’errore. Il vittimismo di chi, se gli capita di doverlo pagare, considera ciò un’eccezione, una sfiga, se non addirittura un’ingiustizia. Col manuale Serracchiani in mano, i sindaci friulani capiranno dove hanno sbagliato nella forma. Gli errori di sostanza li capiranno dalle urne.

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