Sa babbaieca

La Legge sul Biotestamento in discussione alla Camera vieta l’accanimento terapeutico e prevede la sedazione palliativa profonda. Contrarie destra e Chiesa: i preti han sempre considerato le sofferenze dell’agonia non solo una parziale espiazione terrena dei peccati, ma una specie di ‘restituzione’ a Cristo delle sofferenze patite in croce. Eppure è Dio stesso a insegnare la compassione ‘terminale’.

Gesù viene aiutato sulla croce, quando il legionario gli dà la spugna imbevuta di aceto e fiele (leggero stupefacente), e Longino, invece di rompergli le gambe per affrettarne la morte (come farà per i ladroni), lo trafigge direttamente con la lancia (atto irreversibile). Dio stesso gli allevia le sofferenze: poiché i condannati dovevano morire entro il tramonto, fa calare il buio e accelera il tutto. Sì alla dolce morte, quindi?

Nel meditare sui pericoli che ciò comporta (suicidi facilitati, soppressioni dolose…) troviamo nel passato tracce del geronticidio, l’assassinio dei vecchi. Nella Sardegna neolitica si chiamava ‘babbaieca’, da ‘babbai’ nonno, vecchio ed ‘eca’ uscita. A Gairo è il toponimo di un precipizio nel quale i vecchi ritenuti improduttivi venivano spinti dai propri figli. E non solo: fino al secolo scorso operava in Sardegna la figura inquietante dell’Accabadora (dallo spagnolo “acabar” che significa “porre termine”). Ritenendo che a chi aveva commesso gravi peccati toccasse un’agonia lunga e straziante, si chiamava questa donna ad accorciarla battendoli con un martello (‘su mazzolu’) o soffocandoli. La legge su Biotestamento non prevede spintoni, burroni, mazzate e soffocamenti. Basta sedare, e lasciar fare alla natura. Mi pare un compromesso equo.

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