L'INTERVISTA

Camilla Filippi: «Donna, mamma e moglie, politicamente impegnata…»

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Camilla Filippi (foto Alessandro Pizzi)

Da lunedì tornerà protagonista di “Tutto può succedere”, la fiction di Rai Uno giunta alla terza stagione in cui interpreta Cristina Ferraro, moglie e madre di tre figli. Anche nella realtà Camilla Filippi è moglie (del regista Lucio Pellegrino) e madre: «Non sarei mai riuscita a fare bene Cristina se non lo fossi nella vita. Per essere credibile in un ruolo simile devi possedere automatismi che acquisisci solo da genitore: gesti ed attenzioni che una mamma fa in maniera inconsapevole».

Ma ci sono differenze fra Cristina e Camilla?

«Sì: Cristina è una madre ansiosa, io sono più isterica, rompiscatole e consapevole che per ogni figlio la madre degli altri è sempre meglio della propria. Sono severa, ma aperta e supportiva».

E quali aggettivi userebbe per descriversi come moglie?

«Scostante, travolgente, ingombrante».

Caratteristiche che a suo marito devono piacere visto il connubio quasi ventennale, ma come va con Sermonti, suo marito per fiction?

«Con Pietro abbiamo un’alchimia che va al di là della nostra stessa volontà. Per noi è semplice stare insieme in scena, siamo complementari ed in perenne ascolto l’un o dell’altro. Un marito perfetto».

Continuiamo il gioco degli aggettivi: tre per definirsi come attrice.

«Creativa, pignola, spericolata. Amo sperimentare, rischiare, pure sbagliando. In Italia non è facile: spesso le donne sono chiamate a fare loro stesse mentre ai maschi si chiede di più. Ho avuto la fortuna di incontrare registi illuminati come Stefano Lodovichi che per il suo “In fondo al bosco” mi ha trasformata completamente, ma più spesso ho dovuto insistere io nel proporre cambiamenti al personaggio».

E come donna?

«Orgogliosa, politicamente impegnata, consapevole. Mi sta molto a cuore tutto ciò che ha a che fare con il femminile e credo fermamente che chi ha un ruolo pubblico abbia il dovere morale di dare messaggi positivi».

Come?

«Anche attraverso i social: non si può far finta che non esistano, ma si può cercare di usarli in modo intelligente. Su Instagram ho due account. In quello personale su 87mila follower ben il 77% è costituito da donne: ne sono felice, perché per me è un mezzo per veicolare valori importanti come il rispetto per noi stesse al di fuori dagli stereotipi che ci vogliono eternamente giovani e ammiccanti. Sono vanitosa anch’io, ma cerco di essere onesta: detesto le boccucce e le immagini talmente ritoccate da renderti irriconoscibile. Non ho paura di avere 39 anni e un corpo modificato dalle gravidanze».

E poi c’è Camilla Psychedelic Breakfast.

«Sì, raccoglie duecento autoscatti con cui ho voluto rappresentare il mio umore al momento del caffè mattutino: sono diventate oggetto di mostra per il Festival dei Due Mondi di Spoleto e a Brescia. Non è un secondo lavoro: voglio che resti una valvola di sfogo, una bolla creativa».

Ha esordito prestissimo. Come?

«Ho scoperto la mia passione alle medie grazie ad un corso di teatro. Per fare l’attrice, prima negli spot e poi in tv e cinema, ho dovuto lasciare giovanissima la mia Brescia: non ha la vocazione cinefila di Torino!».

Torino?

«Ci ho lavorato spesso. È l’unica altra città, dopo Roma, dove vivrei perché è la culla del cinema italiano e ha il Salone del Libro, che adoro».

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