IL PERSONAGGIO

Camilleri, la Sicilia, i gatti, il teatro. I suoi cento libri oltre Montalbano

Il grande scrittore si è spento in ospedale, a Roma, all’età di 93 anni

«Dimmi che cosa vedi adesso tu. Che adesso quasi non ci vedi più. Dimmi che cosa vedi tu da lì. Dimmi che è tutto più chiaro che qui». Come si sposano bene i versi di questa vecchia canzone di Francesco De Gregori per Andrea Camilleri, nostro moderno Tiresia ora che, quasi cieco, non poteva più scrivere ma dettava i suoi libri alla segretaria e fidata agente Valentina Alferj. Camilleri si è spento ieri mattina, all’ospedale Santo Spirito di Roma dove era ricoverato dallo scorso 21 giugno dopo una crisi cardiaca. Il comunicato dell’ospedale è stringato in ossequio alla privacy e alla riservatezza richiesta dalla famiglia, tanto che anche le esequie pare che potranno essere in forma privata.

Andrea Camilleri era nato a Porto Empedocle il 6 settembre 1925. La sua fama era letteralmente esplosa nel 1998, quando il suo commissario Montalbano arrivò sullo schermo, mentre il primo della serie del poliziotto siciliano era di quattro anni prima. Un successo planetario e persino un fenomeno sociologico e linguistico, perché con i romanzi pubblicati da Sellerio aveva mescolato ai temi del noir la capacità di creare una “nuova” lingua, bastarda se vogliamo. Ma il Camilleri scrittore “nasce” molto prima, con “Un filo di fumo” del 1980, capostipite di una serie di romanzi storici ambientati a cavallo di Ottocento e Novecento nella città siciliana di Vigàta. Città che non esiste, come ben sanno i fan, e che proprio per questo esiste ancor di più.

Nella sua storia personale e professionale c’era il grande amore per il teatro, dove aveva iniziato a fare il regista negli anni Quaranta, mentre nel 1957 era entrato in Rai. Come sceneggiatore aveva firmato due serie leggendarie, con personaggi interpretati da autentici giganti: il Tenente Sheridan con Ubaldo Lay e Maigret con Gino Cervi. Salvo Montalbano, appunto, modellato sulla figura di suo padre, è arrivato molto dopo: l’ultimo “Il cuoco dell’Alcyon” è ancora in testa alle classifiche di vendita. Anche se non vanno dimenticati gli altri libri (la sua bibliografia ne conta ben cento), come il romanzo pubblicato per i novant’anni del Giallo Mondadori, i libri di memorie, tra cui una toccante lettera alla nipote che dovrebbe rappresentare il suo testamento spirituale. Era duro e critico sul presente, Camilleri, lì nel suo studio di Roma tra il fumo delle moltissime sigarette, i pupi appesi alle pareti, tra l’amore per la sua terra e quello per i gatti. Aveva detto, una volta, «vorrei l’eutanasia, quando sarà il momento. La morte non mi fa paura. Ma dopo non c’è niente. E niente di me resterà: sarò dimenticato, come sono stati dimenticati scrittori molto più grandi». Un po’ Tiresia un po’ Cassandra.

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