Camminare sulle acque

Nel 1974 l’allenatore Brian Clough ebbe l’infelice idea di accettare la panchina del Leeds United, il «maledetto United», ossia forse la squadra più forte di quel periodo in Inghilterra e per inciso quella che odiava di più. Un’avventura che durò 44 giorni, non propriamente tranquilli. Per darvi un’idea di che tipo fosse, pensate che la sua autobiografia si intitolava “Walking on the water”, ossia “Camminare sulle acque”.

Prima di vincere due leggendarie Coppe dei Campioni consecutive con il Nottingham Forest (preso in seconda divisione), in una sfida con la Juve nel 1973, di fronte a presunti favoritismi arbitrali, insultò la stampa italiana dicendo «Non parlo con gli imbroglioni». Oggi i più giovani, leggendo di lui, dicono che era «un Mourinho ante litteram».

Il Mourinho del gesto delle manette, delle tre dita levate nella sfida con la Juve per ricordare il suo Triplete, della mano all’orecchio per godersi i fischi dopo aver vinto in rimonta allo Stadium… Insomma, in linea teorica il meno immaginabile sulla panchina bianconera, improvvisamente (si fa per dire) libera. Eppure nel calcio non si può mai dire mai. Fabio Capello, alla Roma, disse «Mai alla Juve» e sappiamo come è andata.

Ci sono giocatori che baciano la maglia e poi sfrecciano via a fine stagione, altri che arrivano in una squadra nuova e se ne dichiarano tifosi fin da bambini (Ibrahimovic, ma per quante tifavi da bambino?). Mourinho è forse qualcosa di più di una pazza idea. D’altra parte, se la Juve ha persino abbandonato le classiche strisce bianconere, perché non dovrebbe corteggiare il “nemico” per eccellenza? Il quale, per inciso, con il «rumore dei nemici» ci fa colazione alla mattina, per caricarsi. Benvenuti nel calcio del terzo millennio.

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