Il cartello col galletto

Asterix (Depositphotos)

Ieri è morto Uderzo, il disegnatore di Asterix. La location del fumetto, lo sapete, è un remoto villaggio gallico che vive libero e resiste agli sporadici tentativi di annessione da parte di Roma, già padrona del resto della Gallia. L’intento delle storie è palesemente sciovinista: cancellare scherzosamente l’onta delle conquista romana della Gallia proponendo un esempio d’invincibilità che, pur se ridotto ad un villaggio solo, riscatta simbolicamente tutti gli altri che si sono arresi. Il fumetto nacque nel 1959 e impazzava già quando nel ‘64 andai a studiare alla Sorbona. Il suo patriottismo calzava perfettamente con quanto vidi scritto, sotto il galletto francese, su un cartello posto su una lavatrice francese in vetrina (era il tempo in cui le lavatrici italiane costavano meno e funzionavano meglio): “Questa lavatrice è stata costruita da operai francesi”. L’appello a preferirla era evidente. Mi stupii, perché noi italiani non eravamo così patrioti, al tempo. Il Pci bollava come fascista ogni anelito nazionalista, e la parola patria era derisa dai compagni. Oggi però, nel dramma epocale del coronavirus, anche loro l’hanno riscoperta. Ai balconi è tutto un fiorire di bandiere tricolori, un cantare l’inno di Mameli, un criticare le altre nazioni europee che vorrebbero affossarci col virus dopo averlo fatto coi migranti. Spero tanto che questo spirito patriottico resista. A epidemia finita dovremo far ricorso a tutte le energie possibili per ripartire, e uno dei modi sarà ricordare quel cartello in quella vetrina parigina. Dovremo mantenere lo spirito dei balconi e mangiare, bere, guidare, vestire, consumare solo prodotti italiani. A costo di mettere cartelli anche noi.

collino@cronacaqui.it

CONDIVIDI
TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE
loop-single