C’è sempre una prima volta

Data a suo modo “storica”: la prima volta che dei migranti minacciano di morte chi li ha “salvati” per farsi portare dove vogliono. Un dirottamento, quasi un atto di pirateria. Erano in 66 sul gommone in acque libiche, l’altro ieri. Solito Sos coi cellulari, e le motovedette libiche partono. Più vicino, però, c’è il rimorchiatore italiano Vos Thalassa, che va a vedere. Il mare è un olio, non corrono rischi: «Tranquilli, stanno arrivando le navi libiche». Ma loro non le vogliono, quelle: li riporterebbero in Libia. Allora bucano il gommone, costringendo il Vos a “salvarli”. Nel frattempo arrivano i libici, ma loro rifiutano il trasbordo, minacciando di ammazzare l’equipaggio della Vos. In 66 contro 12, a mani nude, c’è da aver paura. Brevi, febbrili comunicazioni con l’Italia, poi arriva la nave militare Diciotti e li carica, destinazione Italia. Hanno vinto loro. Ma soprattutto hanno dato l’esempio. D’ora in poi si sentiranno più forti, ci sarà da aspettarsi arrembaggi e dirottamenti in mare, ribellioni e aggressioni. E gli scafisti? Non molleranno certamente l’osso perché Salvini chiude i porti. Guadagneranno meno, ma sempre tanto. Useranno navi più piccole, li sbarcheranno sulle spiagge,a 30, a 20, a 10 per volta, avantindré. Senza contare quelli che arrivano alla spicciolata su barche da diporto compiacenti, oppure via terra lungo la via balcanica. Non li fermeremo mai. Avevamo un po’ di tempo per organizzarci, ma lo stiamo sprecando. Le ribellioni e le fughe nei centri di raccolta-colabrodo sono sempre più frequenti: quando si sentiranno abbastanza forti si organizzeranno, e si prenderanno quel che vogliono. Gli accoglioni rossi diranno che è il giusto risarcimento per secoli di colonialismo. Amen.

collino@cronacaqui.it

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