Il viaggio di CronacaQui fra gli chef stellati piemontesi

Chef Somma: «Io e Cannavacciuolo insieme per le Stelle ma divisi dal calcio»

Cannavacciuolo ha affidato il suo Bistrot torinese al giovane Nicola Somma e a gennaio è arrivata la Stella Michelin: l'intervista

Il viaggio di CronacaQui fra gli chef stellati piemontesi ha scelto di fare tappa alla vigilia di Pasqua nella cucina più gossippata della città. Quella del Cannavacciuolo Bistrot, in via Cosmo 6, all’ombra della Gran Madre, fresco di Stella Michelin conferita a gennaio al giovane Nicola Somma, cui Antonino Cannavacciuolo ha affidato le redini del locale torinese aperto nel luglio 2017. E il perché lo si capisce non appena si entra al Bistrot e si viene accolti da Nicola. Accento napoletano, proprio come Antonino, voce calda e carattere affabile il giovane chef, di appena 31 anni, sa come mettere a proprio agio gli ospiti, in barba al lusso minimalista del locale curato alla perfezione dalla giovanissima squadra di collaboratori. Tutti poco più che ragazzi, perfetti, entusiasti.

Ma in fondo è giusto, avete appena preso una Stella Michelin…

«Sì, sono felicissimo, prendere una Stella a 31 anni è un fatto che mi riempie di orgoglio. Era un mio obiettivo, ma secondo i miei piani ci sarei potuto arrivare verso i 40».

A chi ha dedicato questo riconoscimento?

«A mia moglie e ai miei due bambini. Fanno tanti sacrifici per starmi dietro, in fondo io non ci sono quasi mai tranne la domenica».

Cucina per loro?

«Certo, ogni volta che me lo chiedono. La cosa più bella è stare in cucina per le persone che amo».

Piatti forti in casa Somma?

«Spaghetti al pomodoro e bistecca al sangue».

Com’è stato arrivare a Torino?

«Per niente semplice. Io ero in cucina con Antonino Cannavacciuolo a Villa Crespi ma lì c’era lui ed era casa sua. Qui all’inizio non è stato per niente facile. C’era sempre qualcosa che non andava. L’obiettivo principale per uno chef è accontentare i clienti e devo dire che i torinesi mi hanno dato filo da torcere».

Ci faccia qualche esempio.

«La pasta al dente, all’inizio i clienti non riuscivano ad abituarsi alla nostra cottura, oggi, la apprezzano e vengono apposta per quella, è la mia passione».

Lei e Cannavacciuolo.

«Lavoriamo insieme da sei anni, ho iniziato a Villa Crespi, con un po’ di timore dato il livello della fama di Antonino. Adesso siamo molto in sintonia, riesco a elaborare i suoi piatti in tutta libertà e lui mi lascia anche improvvisare e inventare. Mi asseconda, tranne che sul calcio…».

Non mi dica che è della Juve?

«Esatto, immagini le liti, lui è del Napoli».

E’ già venuto Ronaldo?

«No, lo stiamo aspettando».

Il menù di Pasqua?

«Si inizia da un casatiello con il culatello, tartare di gamberi con fave e pecorino, quindi si prosegue con una cacio e pepe con ricci di mare, foie gras con il maialino, capretto con fave, piselli e carciofi e chiudiamo con il dolce, la zeppola di San Giuseppe e un uovo di Pasqua molto particolare…».

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