IN CANTIERE. All’Oftalmico nasce una nuova eccellenza

Questa è l’Italia che ce la fa

Già 20 pazienti in cura, ma si aspettano medici e infermieri per poter utilizzare le altre camere appena attrezzate

Il martello pneumatico che sgretola il cemento armato. Trapani, ponteggi, il cigolio della betoniera, scintille di una sega circolare. Quella che offrono gli operai al lavoro al primo piano dell’ospedale Oftalmico è l’immagine dell’Italia che se vuole ce la può fare. E pure in fretta. Lavorando dalle 6 del mattino alle 10 di sera, qualche volta anche di notte, sette giorni su sette. Tutti insieme, con l’impegno del pubblico e il sostegno del privato (una parte delle risorse le ha messe la Compagnia di San Paolo), in nome di quel bene primario che si chiama salute tornato in cima alla lista delle priorità ora che si combatte contro un virus infame che distrugge tante vite, insieme con l’economia. E allora il Covid Hospital che in parte ha già preso forma e in parte verrà ultimato nelle prossime settimane diventa un simbolo e un punto di vista privilegiato per capire ciò che funziona, come è cambiato l’identikit dei ricoverati che prima erano quasi tutti anziani e ora hanno in media tra i 50 e i 70 anni, ma anche ciò che può essere ancora migliorato nel sistema della sanità. Come la questione delle carenze di personale che non ha ancora permesso di accendere le luci del secondo piano, dove è tutto pronto per ospitare altri 20 pazienti, ma le stanze a due posti e gli spogliatoi con avveniristiche docce restano vuoti in attesa che si riescano a reperire medici, oss e infermieri adeguatamente formati. «Il personale necessario – spiega il direttore sanitario dell’Oftalmico, Michele Morandi – arriverà dagli altri ospedali della Asl Città di Torino, le equipe si stanno formando in questi giorni facendo in modo di assicurare la continuità di tutte le altre attività. Per adesso si è voluta evitare una riduzione o sospensione a breve di altre attività in altri ospedali. Ma a breve saremo a pieno regime». Senza dover rinunciare alle prestazioni offerte dell’ospedale di via Juvarra, che fino a qualche tempo fa sembrava avere il destino segnato e adesso, invece, sta rinascendo, con un investimento che servirà a gestire l’emergenza, ma anche per il futuro. «Questo – sottolinea Morandi – è un aspetto fondamentale, perché quando il Covid sarà passato gli spazi che oggi vengono riqualificati rimarranno, e l’Oftalmico potrà crescere seguendo la propria vocazione chirurgica, con l’Oculistica, ma anche con interventi a bassa e media intensità di altre specializzazioni». Il presente, però, è segnato dal ritorno della pandemia. Ed è al Covid 19 che è dedicata l’intera ala che si affaccia su via Passalacqua e, attraverso una serie di percorsi obbligati, montacarichi riservati bloccati al resto dell’utenza e un accesso riservato per le ambulanze, è di fatto “isolata” rispetto al resto della struttura in cui nessuna attività ha dovuto subire ridimensionamenti. «Oggi – spiega Morandi, giustamente orgoglioso di questo Covid Hospital che fa capo all’Asl Città di Torino e lui dirige – con nove medici, 12 infermieri e altrettanti oss, garantiamo 20 posti con un turnover del 100%». Ossia: «Quando un paziente viene dimesso, poco dopo ne arriva un altro da altre strutture sanitarie, che in questo modo vengono “alleggerite”». E se oggi può essere accolto solo chi ha bisogno di cure a bassa o media intensità, «dal 15 novembre avremo anche 15 posti di terapia sub-intensiva al quarto piano». Poi, una volta chiusi i cantieri (e reperite le equipe) i posti diventeranno un’ottantina. «Quello che stiamo portando avanti – spiega il direttore dei lavori, il geometra Michele Di Bari – è un intervento straordinario, come se stessimo facendo un nuovo ospedale, con opere simultanee su tutti i piani». La tabella di marcia, finora, è stata rispettata. E mentre gli operai corrono per alzare un nuovo muro in grado di arginare la pandemia un uomo con la maglia rossa e due valigie lascia la sua stanza al terzo piano e sale su un’ambulanza che se ne va. Ha 55 anni, è l’ultimo paziente guarito. Lo sguardo, tra medici e infermieri che sembrano astronauti chiusi nelle tute ermeticamente sigillate, è quello di chi ha superato un incubo. Ma il martello pneumatico continua a mordere il cemento. Un’altra ambulanza sta per entrare.

tamagnone@cronacaqui.it

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