L'INTERVISTA

Roberta, 31 anni, malata di Sla: “Ho la fortuna di amare la vita. L’eutanasia è scelta di libertà”

A Roberta Sorrentino, 31 anni, hanno diagnosticato la Sla: «L’ultima parola va ai malati»

Se la Sclerosi laterale amiotrofica non è riuscita a spegnere il sorriso negli occhi di Roberta Sorrentino, nonostante una diagnosi per cui il cielo può crollare sulla testa ad appena 31 anni, lo sguardo si fa severo solo a sentire pronunciare il termine “eutanasia”, declinato come “fine vita” dalla politica che «ne parla troppo senza parlare di niente», perché «dovrebbero essere i malati a parlarne, non si possono delegare altri».

Roberta, lei trova che l’opinione di chi ha una malattia come la Sla sia poco considerata?

«Sì, i malati fanno scomodo».

Come “fanno scomodo”?

«Molti malati, se non la maggior parte, vogliono farla finita. Essere perennemente allettati e senza la possibilità di fare qualcosa, si può dire sia come non vivere. Ma non è così per me».

Perché?

«Perché a me piace vivere. A me basta la mia testa, posso anche non farmene più niente di gambe e braccia. Nella mia testa c’è un mondo, la mia forza è nella mente. Ci sono tante cose che vorrei dire e spesso le dico a me stessa, rido con me stessa. Spesso hai di fronte persone che ti guardano e prima ancora di provare ad interagire si domandano se sarai in grado di capire e tu sei lì che non puoi far altro che chiederti cosa vogliano da te».

Quando sente parlare di eutanasia cosa pensa, che sceglierla sia un diritto o no?

«Certo che sì. Basta fare un ragionamento semplice e chiedersi cosa faremmo in quelle condizioni. Così si supera il dilemma morale, mettendosi nei panni di chi sta male e si è già posto la questione per se stesso».

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