L’ULTIMA BEFFA Thyssen, la pena inflitta a Espenhahn viene dimezzata in Germania

Dopo il mandato di arresto europeo spiccato a giugno, ecco la richiesta ufficiale avanzata alla Germania dal nostro ministero della Giustizia: riconoscere la sentenza pronunciata il 13 maggio a Roma dalla Cassazione e renderla esecutiva nei confronti di Harald Espenhahn e Gerard Priegnitz, i due ex manager della Thyssenkrupp condannati rispettivamente a 9 anni e otto mesi e a 6 anni e dieci mesi di reclusione per il rogo che nel dicembre 2007 costò la vita a sette operai al lavoro nello stabilimento torinese di corso Regina Margherita. Ma se anche l’autorità giudiziaria di Berlino dovesse accogliere la richiesta italiana, i due ex dirigenti della multinazionale dell’acciaio sconterebbero non più di 5 anni di galera: il massimo consentito dalla legge tedesca per il reato di omicidio colposo aggravato. E poco cambia se in questo caso gli omicidi colposi sono addirittura sette.

Ci aveva pensato già la Corte suprema, il 24 aprile 2014, ad annullare le condanne inflitte in appello ai sei imputati del processo Thyssen e a restituire gli atti a Torino per un nuovo procedimento che avrebbe dovuto rideterminare verso il basso tutte le pene. 

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