Chiesta l'estradizione dei condannati tedeschi. Appendino: "Un mausoleo per il decennale"

IL CASO. Torino, rogo alla ThyssenKrupp, le famiglie delle vittime: “Giustizia a metà”

Lo scorso maggio la Cassazione ha scolpito non solo le loro colpe, ma anche gli anni e i mesi di prigione che devono scontare. Eppure per l’ex amministratore delegato Harald Espenhan e il dirigente Gerald Priegnitz, condannati con altri quattro dirigenti italiani per il rogo della ThyssenKrupp, le porte del carcere non si sono ancora aperte. Colpa di una “giustizia a metà“, come la definiscono i famigliari dei 7 operai morti, che nel giorno del nono anniversario della tragedia chiedono l’estradizione dei due tedeschi. L’appello dei parenti davanti alla lapide dei sette operai, al cimitero monumentale di Torino, dove i loro nomi vengono scanditi uno dopo l’altro da una commossa Chiara Appendino. “Morire sul lavoro è il simbolo indelebile del fallimento di un sistema che dovrebbe vedere nello Stato il più importante dei suoi garanti. Uno sfregio al primo articolo della Costituzione“, dice la sindaca del capoluogo piemontese annunciato per il decennale della strage, il prossimo anno, un memoriale per “fissare nel tempo il ricordo e la testimonianza di ciò che è accaduto e delle persone che sono state coinvolte”. “Ringraziamo la sindaca: ha capito più di altri la situazione perché è una mamma”, dice la vedova di Giuseppe De Masi, uno degli operai morti, a nome dei famigliari delle vittime. Che al termine della cerimonia non nasconde la sua rabbia: “Siamo arrabbiati perché due assassini sono ancora fuori – tuona la donna -. Anche loro devono pagare per quello che hanno fatto”. Lo scorso giugno la procura generale del Piemonte ha trasmesso all’autorità giudiziaria della Germania il mandato di cattura di Espenhahn e Priegnitz, condannati rispettivamente a 9 anni e 8 mesi e a 6 anni e 10 mesi. “Qui abbiamo avuto giustizia perché c’eravamo tutti noi a batterci – sottolinea Laura Rodinò, sorella di Rosario – e finalmente anche le famiglie di chi è in carcere capiranno cosa vuol dire passare un Natale nel dolore. Ma i colpevoli tedeschi sono ancora liberi di fare quello che vogliono”, aggiunge ricordando le ultime due vittime torinesi di incidenti sul lavoro: Matteo Bianchi, morto incastrato in un macchinario in una fabbrica di panettoni, e Bujar Krasnaj, ucciso ieri sull’autostrada Torino-Bardonecchia da un’auto che l’ha travolto. “I ragazzi, soprattutto loro, continuano a morire, perché i padroni delle aziende non tutelano la sicurezza. Le pene devono essere inasprite e certe”.

 

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