Da una passera bruna

La banana attaccata al muro di Maurizio Cattelan

Maurizio Cattelan ha colpito ancora. La sua ultima opera (una banana attaccata alla parete col nastro adesivo) è stata venduta per 120mila dollari, anche se fra un mese, marcia, si disferà. Cattelan è un goliardaccio provocatore, e io lo adoro soprattutto per questo.

Per vendicarsi dei galleristi ne ha costretto uno a vestirsi da pene per un mese (Parigi, 1994) e ne ha appeso un altro alla parete per tutta la durata del vernissage finché, svenuto, è stato portato al pronto soccorso (Milano, 1999). Per ripicca con la Biennale di Venezia che gli aveva assegnato uno spazio sporco e scacazzato dai piccioni, lo ha lasciato così com’era, aggiungendo solo 200 piccioni imbalsamati.

Sempre per vendicarsi della rassegna veneziana che paga poco gli artisti ha “subaffittato” il proprio stand a un’agenzia di pubblicità, che lo ha usato durante la mostra. Per vendicarsi dei critici ha organizzato nel 1999 una finta mostra internazionale (la sesta biennale dei Caraibi) con tanto di catalogo ed elenco di noti espositori: la “biennale” consisteva in due settimane di vacanza gratuita ai Caraibi per gli artisti invitati e nessuna opera esposta, con rabbiosa sorpresa dei critici accorsi fin laggiù inutilmente.

E poi il wc d’oro, il cavallo appeso, Hitler pentito, i bimbi-manichini impiccati all’albero… Cattelan riesce a mescolare satira e provocazione con effetti simili a quelli delle candid camera. Che – non dimentichiamolo ¬- furono copiate dai “numeri” che facevano i goliardi alle feste delle matricole. Io, per dire, proponevo bare ai vecchietti seduti al bar, o vendevo finti toupets pubici travestito da mostro di Scandicci. Ero a Padova, dove lavora Cattelan. L’avrò ispirato?

collino@cronacaqui.it

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