Un romanzo surreale e visionario dello spagnolo Juan José Millas

DALL’OMBRA. L’uomo chiuso nell’armadio è un fantasma “per amore”

Tutto comincia quando Damián Lobo ruba un fermacravatta d'argento e, nel tentativo di sfuggire alla vigilanza, si nasconde all'interno di un vecchio mobile

"Dall'ombra", un romanzo surreale e visionario dello spagnolo Juan José Millas

«Ogni storia d’amore è una storia di fantasmi» diceva David Foster Wallace, e non caso la biografia dello scrittore scomparso ha proprio questo titolo. Ma questa è anche l’epigrafe che introduce come meglio non si potrebbe un libro davvero particolare, opera dello scrittore spagnolo Juan José Millàs, “Dall’ombra” (Einaudi, 17 euro), tradotto da Paolo Collo. Una storia visionaria, di un uomo che si fa fantasma per dare un senso a una vita che, fino a quel momento, era divisa tra finzione e ossessione.

Tutto comincia quando Damián Lobo, quarantenne confuso e disoccupato, ruba un fermacravatta d’argento in un mercatino e, nel tentativo di sfuggire alla vigilanza, si nasconde all’interno di un vecchio armadio. Mentre attende di poter uscire, si ritrova imballato e consegnato assieme al grande mobile in una casa alla periferia della città, quella di Lucia, una donna che l’aveva acquistato perché l’ha riconosciuto come quello che c’era nella casa dei suoi nonni, quello in cui giocava con il fratellino gemello scomparso.

Per Damiàn è l’inizio di un’avventura parecchio particolare: dall’armadio deve passare sotto il letto matrimoniale di Lucia e suo marito Fed, poi torna nella nicchia a muro che il vecchio mobile ha sostituito. E il nostro eroe ne fa una vera e propria tana, un nascondiglio da cui osservare la vita di Lucia e della sua famiglia. Trasformandosi in un fantasma.

Perché Damiàn è un tipo particolare: figlio di un intellettuale un po’ snob, ossessionato dalla relazione con la sorella adottiva cinese (ma spiega che, non essendo sangue del suo sangue, non si può parlare di un vero e proprio incesto), vive in un mondo regolato da due fattori. Il primo è quello reale, della tecnica, della manualità, del far funzionare le cose (la sua unica lettura sono i manuali tecnici o di istruzioni). L’altro è quello visionario e immaginifico di un intervistatore immaginario, un conduttore televisivo cui racconta le proprie vicissitudini davanti a un folto pubblico in studio, con una audience in continua crescita.

Fatto sta che Damiàn mette a posto le cose, nel senso che risistema la casa, ripara i mobili, rassetta, prepara la cena. E poi torna nella sua tana. Come un fantasma, appunto, di cui si colgono appena piccoli segni. Si accredita come tale in un forum su spiriti e presenze, dove “incontra” Lucia, convinta che quello spirito sia lì per lei, e inizia la loro relazione così particolare, «adulterina» non manca di sottolineare l’immaginario intervistatore. Un romanzo claustrofobico (l’uomo chiuso nell’armadio che prima era rinchiuso tra le pareti della sua mente e di un mondo immaginario), surreale e ironico. E poiché si tratta pur sempre di una storia di fantasmi, quindi di morti, non può mancare un finale a effetto e inaspettato. Ed è quello che non si può rivelare.

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