Il de profundis alla fabbrica

Abbiamo anche noi una piccola Ilva che dilania il cuore di chi vi ha dedicato una vita. Si chiama Embraco è a Riva di Chieri e prima della fuga dall’Italia della Whirlpool appariva solida come una roccia. C’era lavoro, c’era speranza. E come capita nelle aziende sane, sapeva persino creare entusiasmo. Poi la chiusura, la lenta agonia dei capannoni svuotati dalle attrezzature che servivano a costruire elettrodomestici di successo e infine un sogno: quello di una nuova cordata capace di ricreare lavoro con la produzione di robot per pannelli fotovoltaici, biciclette elettriche, giochi per bambini. Sogno che oggi ha il sapore di una amarissima beffa: la fabbrica è completamente deserta e non c’è traccia di un piano industriale da parte della Ventures, l’azienda che a luglio dello scorso anno aveva rilevato lo stabilimento e ridato speranza a oltre quattrocento operai. Gli stessi che ieri hanno voluto celebrare, con la morte nel cuore, i funerali della loro fabbrica e dei loro sogni sfilando con una bara davanti al Comune, alla Regione e alla Prefettura. Padri e madri di famiglia, persone che hanno dedicato praticamente una vita a quell’azienda che una volta era il fiore all’occhiello della zona. Così si paga sulla pelle degli innocenti la nostra fragilità politica, l’incapacità persino di difendere un accordo industriale e di proteggere chi ha diritto ad essere tutelato. Di nuovo si registrano le solite promesse: «Sentiremo il ministro», «Andremo a muso duro con la nuova proprietà». Parole, le stesse che, tristemente, riecheggiano ad ogni crisi industriale, da parte di una politica che ormai mente persino a se stessa.

fossati@cronacaqui.it

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