I debiti della politica

Stanze ricolme non di statue ma di rifiuti e oggetti di dubbia provenienza, con i muri ricoperti non da quadri ma da graffiti a caratteri cubitali. Sarebbero questi i laboratori artistici dei Collettivi che occupano la Cavallerizza. E che pare non abbiano nessuna intenzione di sottostare alle decisioni delle Istituzioni sul loro futuro. Una vergogna che si ripete tra le pieghe di una politica che troppo ha concesso a queste frange estremiste.

Dove la supposta vena artistica cede il passo ai clochard, ai suonatori da elemosina e persino agli spacciatori di droga. Bastano poche immagini fornite dalla questura per descrivere lo stato di degrado e di abbandono di questa struttura, eredità dei Savoia e diventata patrimonio dell’UnescoPer dirla tutta le Pagliere, ossia le ex stalle reali sono state ridotte allo sfacelo. E qui si è verificato il rogo innescato per vendetta da un marocchino senza patria e senza dimora che avrebbe potuto trasformarsi in una strage per occupanti e senza tetto.

Insomma una brutta storia che ancora oggi, pur con tutte le prove del caso che certificano un’occupazione abusiva con strascichi di criminalità, non trova la logica conclusione: uno sfratto ai sedicenti artisti e un progetto per ridare il lustro che merita a questo monumento. Già perchè, al di là del rogo c’è una sconcertante partita politica dove gli occupanti giocano duro con l’assistenza di un ex vicesindaco della giunta Appendino e addirittura della vicepresidente del consiglio comunale, Viviana Ferrero a tener loro le parti.

Scopo del braccio di ferro la concessione, ulteriore e a parere di molti, scriteriata, di questa occupazione assai poco artistica ma sicuramente abusiva. Un gioco che non piace più ai torinesi, non piace alla questura e alla prefettura, ma tiene ancora in scacco il Municipio. Debiti di consenso in campagna elettorale che stridono con la realtà dei fatti. E con il rispetto verso la città.

fossati@cronacaqui.it

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