Dighe e risarcimenti

Un aereo Alitalia (Depositphotos)

Alitalia brucia sul fronte operativo 330mila euro al giorno, che sommati ad ammortamenti e interessi sul prestito ponte garantito dallo Stato portano le perdite quotidiane a quota 1,150 milioni. Su anamnesi, prognosi e terapia vedere i giornali. Io mi limito a sintomi e diagnosi. “No” dei piloti al passaggio ad altre compagnie più esigenti: furbite fagnanoide. “No” ai tagli di personale, anche con prepensionamenti, incentivi e garanzia di pari paga: sindacalite cronica. Pretesa che lo Stato ripiani i debiti e continui a finanziare l’emorragia: cattocomunistoma recidivante. E meno male che non le addebitano l’inquinamento (gli aerei sono responsabili del 12% delle emissioni di Co2 di tutte le forme di trasporto), se no finirebbe come a Taranto con l’Ilva. Il settore pubblico italiano è sempre stato semiparalizzato da parassitosi clientelare Dc (detta anche “morbo del raccomandato”) e di cellulite Pci (da infiltrazione). Quello privato ha resistito finché ha potuto. Finché è arrivata in sala comandi “la meglio gioventù”. I sessantottini, per intenderci. Incistatisi ovunque ci fosse molto blablà e poco sudore (politica, scuola, giornali, Tv, sindacati, arti varie assistite…). Per quello dovremmo esser grati alla Fiat. Un po’ col bastone (marcia dei 40mila) e un po’ con la carota (concertazione), il ruolo-diga svolto tra le due guerre dalle grandi dittature di destra in Europa contro Stalin la Fiat l’ha svolto nell’Italia del dopoguerra contro i di lui nipoti. Rimettendoci profitto per contrastare la marea rossa che fino all’89 cullava il grande sogno rivoluzionario. In quest’ottica, lo scandaloso regalo di Prodi ad Agnelli (l’Alfa Romeo) è stato un giusto risarcimento.

collino@cronacaqui.it

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